— Andrò io da loro — s'affrettò a rispondere Concetto, a cui non pareva vero di veder la Nunziata da vicino; e per questo si mise l'abito delle feste.
— Almeno, aggiusta bene gl'interessi! — gli raccomandò donna Michela, quand'egli era già nella via.
Come donna Mena vide comparire Concetto dietro lo sporto, non seppe più a che santo raccomandarsi, perchè se scendeva suo marito voleva succedere un guaio. Ma lui non le dette il tempo:
— Mi manda la mamma — disse subito — con le vent'onze; che se non ci aiutiamo l'uno coll'altro...
— Oh che brava persona voi siete!... L'avevo detto io, che la comare Michela era una buona vicina! Accomodatevi; io chiamo subito mio marito. — Ma egli aveva soggezione delle lavoranti, che non gli levavano gli occhi di dosso.
Don Antonino stava buttato sul letto, rosicchiando due fave arrosto; e appena intese che giù c'era Concetto, si rizzò, sbraitando che gli voleva rompere le mascelle; ma quando sua moglie gli ebbe spiegato che quello portava i quattrini, si chetò, borbottando:
— Vent'onze! Valeva la pena, per una simile miseria!..
Nondimeno scese giù, in maniche di camicia come si trovava, e tendendo a Concetto un pugno di fave, gli disse:
— Ne volete, amico?
Concetto ne prese una, per mostrar di gradire; ma la mise in tasca, che non avrebbe voluto farsi trovar mangiando, se scendeva la Nunziata. Don Antonino aggiunse: