— E tu confortati con la speranza! Chi vuoi che ti paghi? quell'ubbriacone di don Antonino, o quella piagnucolosa di sua moglie? Sarebbe più facile che ti pagasse l'altra poco di buono della figliuola!

Concetto stava zitto, per non risponder male alla mamma, ma lui aveva sempre il capo alla Nunziata; anzi, dopo le chiacchiere della gente, gli pareva più pietosa, povera creatura!

Così, scaduto il debito, lui rimise l'abito delle feste, e andò alla sartoria di don Antonino, il quale, appena lo vide spuntare, si alzò a precipizio, per aprirgli:

— Compare, come state? È tanto che non ci si vede!.. Accomodatevi, compare... Ma dei vecchi amici noi non ce ne scordiamo, e voi dovreste onorarci più spesso! Anche ieri si è parlato di voi, in famiglia... Questa è mia figlia Nunziata, una ragazza che vale tant'oro quanto pesa...

Concetto era rosso in faccia come un papavero, dalla soggezione e dalla contentezza di vedersi accanto alla ragazza, che ogni tanto alzava su di lui i suoi grandi occhi cilestri.

— Porta una bottiglia di vino — disse don Antonino a sua moglie, e non la finiva più coi complimenti, tanto che a Concetto non bastò l'animo di parlare del credito e se ne andò via come camminando sulle nuvole.

— Don Antonino è pronto a pagare, ha domandato soltanto un po' di tempo — diede a intendere a sua madre.

E da quel momento, appena usciva dal negozio del suo principale, andava alla sartoria, dove gli facevano sempre una festa, e cominciava a pigliar confidenza con la Nunziata.

Donna Michela, vedendo che le cose si mettevano male, pensò che non c'era altro rimedio fuorchè quello di dargli moglie.

— A questo non ci ho mai pensato — rispose Concetto; — ma se voi dite così, io voglio la figliuola di don Antonino.