— Dio ne scampi! — gridò donna Michela. — E hai il coraggio di parlarmene? E non sai che quegli svergognati mi avrebbero pestata sotto i piedi, dalla superbia, quando avevano la speranza dell'eredità? E non ti basta quello che ci fanno vedere col credito? Le vent'onze saranno perdute, tutte sante e benedette! ma che anche te debba pigliarmi, quell'ultimo rifiuto di?...
— Mamma, lo sapete che non è vero!
— Come, non è vero? Se lo sanno i cani e i gatti! Padre, Figliuolo e Spirito Santo, questo ragazzo è stregato!
Concetto pareva proprio stregato e passava tutta la giornata alla sartoria, trascurando il lavoro per starsene accanto alla sua gioia, con tale dimestichezza che donna Mena si sentiva sulle spine, perchè ancora non si parlava di matrimonio.
Giusto, una domenica che marito e moglie erano andati a buttarsi sul letto e la Nunziata stava allestendo un lavoro urgente, entrò Concetto che finiva giusto allora di prendere un boccone e aveva le guancie accese. Egli andò a sedersi accanto alla ragazza e cominciò a stuzzicarla:
— Comarina, che cosa avete oggi, da esser più bella del solito?
— Davvero? — domandò la Nunziata ridendo e mostrando i denti bianchi fra le labbra di ciliege fresche.
— Io vi dico che siete più bella del sole e della luna, ed io vi voglio bene assai!...
La Nunziata rideva meglio che mai nel vedere il verso che faceva Concetto, cogli occhi strabuzzati e il collo teso. Lui le palpava la veste e voleva passarle una mano dietro la schiena.
— Cheto, o vi do un pugno — disse lei, facendosi brutta.