Ma Concetto non se ne curava, perchè la Nunziata gli aveva fatto girare il capo, e non gli pareva l'ora che fosse sua moglie.
Finalmente spuntò il giorno sospirato, e nella sartoria ci fu una grande confusione, con gli invitati arrivati troppo presto, mentre la Nunziata era ancora tra le mani della pettinatrice.
Don Antonino aveva fatto le cose a dovere, ordinando un bel trattamento, e si era vestito di nero, con la cravatta bianca e le scarpe verniciate.
— Un vero marchese, non c'è storie! — diceva il cocchiere.
Per questo egli montò in collera quando spuntò quel baccalà di Concetto, zoppicando, con una cravatta color cannella e il soprabito sopra la noce del collo, perchè sarto e calzolaio gli avevano sbagliato ogni cosa.
— O malanova! È questo il modo di andare a sposarsi?
La Nunziata, quando fu pronta, scese nella bottega tenendosi la coda della veste bianca, con la ghirlanda di zàgara fra i capelli e tutto l'oro della mamma al collo, alle mani ed alle orecchie.
Come vennero le carrozze, don Antonino dette il segnale della partenza, con la voce grossa e gli occhi che gli pizzicavano. Donna Mena si buttò in braccio alla figliuola, scoppiando a piangere; ma Nunziata la tenne discosta con le mani avanti, perchè non le sciupasse l'abito.
— Via, con l'aiuto di Dio!
Fuori, le comari si affacciavano dagli usci e dalle finestre, ammiccando e ridendo, e i monelli e i passanti si fermavano a guardar lo sposalizio: le donne con le vesti larghe, azzurre, gialle o verdi, coi veli e i fiori in testa appuntati cogli spilloni di tartaruga, e i pendenti lunghi così; gli uomini con le mani aperte nei guanti chiari e i colli tesi fra i solini.