Giunto dinanzi all'Albergo Bella Firenze, il portalettere in giro per la prima distribuzione, col bavero del cappotto rialzato e il berretto sugli occhi, si fermò a cercare nel suo fascio.
— Questa è per Filippo Mordina.
Don Ciccio, il portinaio, appoggiato con la pipa in bocca contro l'orario delle ferrovie che tappezzava i muri del piccolo vestibolo, insieme coi cartelloni della Navigazione generale e delle macchine Singer, chiese:
— Non c'è altro?
— Nient'altro.
Giù per la scaletta angusta e ripida s'intese uno sbattere di zoccoli e donna Vincenza, la fantesca, comparve tenendo un corbello d'immondizie.
— Questa lettera per Mordina, numero 7, di sopra.
— Vengo subito.
Donna Vincenza andò a vuotare il corbello all'angolo della via, sotto gli aghi di pioggia che cominciavano a fendere silenziosamente l'aria buia.
— Che tempo scellerato!