Non le importava se, vincendo, vinceva i suoi proprii denari: lei non sapeva far altro che giuocare; ed aspettava impazientemente la sera, quando venivano ancora parecchi, padre Agatino fra gli altri, a disputarsi con accanimento, dinanzi al tavolo verde, gli avanzi della sua fortuna. Se non fosse stato per costoro, la principessa non avrebbe saputo più nulla di quello che accadeva per il mondo.
— Non sapete? — venne a dirle il marchese una sera — Donna Cecilia si marita!
— Sul serio? — chiese lei, curiosamente.
— Sul seriissimo. Dopo quarant'anni di senno, ha perduto il lume degli occhi per un paio di baffi. Si marita col barone D'Errando.
— Quanti anni ha?
— Lui? Trenta.
— E lei cinquantasette.
Padre Agatino e la principessa si guardarono.
— C'è già l'ambo. E settanta, matrimonio.
I numeri non venivano fuori, invece le citazioni dei creditori continuavano ad ammonticchiarsi sul tavolo di don Peppino, che pensava ad un racconto per l'Imparziale, che il Commercio avrebbe poi riprodotto. Così cominciò a parlarsi dell'espropriazione del palazzo Roccasciano.