— Va', puttana!

II.

Il giorno seguente, prima che il sole si levasse, Alfio Balsamo si mise per via, con la zappa in ispalla e un fagottino sotto il braccio. Nel gran silenzio della campagna, mentre la tramontana correva per la pianura increspando i seminati che cominciavano a biancheggiare, egli rideva ancora pensando alla scena della sera.

— Ma se Vincenzo Sutro se la pigliava a male e mi rompeva le costole?... Infine, che cosa m'importa di quella cristiana e del suo Santo!... Se ha cercato subito un successore a Isidoro di massaro Francesco, me ne entra forse qualche cosa in tasca?...

E, affrettando il passo perchè la via era lunga:

— È stato il vino! — pensava. — Ai miei compagni non ha fatto male; quelli sono avvezzi a bere, a divertirsi.... È stato il vino; ma non importa; mi piace di averle detto il fatto suo!

Quando fu giunto alla Falconara, Alfio Balsamo non pensava più ad Anna Laferra. Gli uomini erano già al lavoro, e sul gran mare verde dei vigneti i cappelloni di paglia parevano zucche seminate qua e là. Il fattore, che zappava anche lui, vedendo da lontano il peperone del berretto di Alfio, non sapeva chi fosse, e si mise a vociare: «Ohè... Ohè...» Il cane della fattoria, abbaiando e sgambettando, si era intanto buttato in mezzo alle vigne, per corrergli addosso.

— È Alfio Balsamo — disse massaro Filippo quando intese gridare perchè chiamassero l'animale.

— Bella accoglienza!... — veniva dicendo Alfio, mentre s'avvicinava a lunghi passi. — Invece di darmi il benvenuto, mi mandate addosso il cane, quasi fossi un ladro!

— O tu perchè arrivi a quest'ora? — rispose il fattore — Qui adesso bisogna lavorare per davvero: il patto lo sai, ma è meglio ripeterlo, se vuoi che l'amicizia duri.