— E voi, fattore che non so come vi chiamate — gridò Alfio fingendo di andare in collera — sapete forse che io mangio il pane a tradimento? Non per vantarmi, ma se tutti i zappatori della Falconara valessero quanto me, l'uva a quest'ora sarebbe matura!

E come ebbe assegnata la sua filiera, si mise al lavoro, con una gran lena, scagliando la zappa furiosamente, come dovesse spaccar legna, scavando dei solchi profondi. Egli avanzava rapidamente, e dileggiava il fattore e massaro Filippo, che lavoravano a fianco:

— Su, su, sangue del mondo! Par che stiate facendo la barba alla vigna! — e mostrava il suolo sconvolto dai suoi grandi colpi di zappa.

— Le prime furie della granata nuova! — diceva il fattore.

Alfio Balsamo, per fargli vedere che gli bastava il fiato, si metteva per giunta a cantare, come un merlo, così forte che lo sentivano dai punti più discosti della vigna, e perfino dall'altra riva del fiume. Dall'abbeveratorio, dalla fattoria, dal poggio, quel canto si sentiva nettissimamente, nel gran silenzio del mezzogiorno, e le donne che legavano le viti, gli zappatori, i mulattieri che menavano le bestie a bere, avevano imparato a conoscerlo al verso.

— È quel buonavoglia di Alfio Balsamo!

— Io vo' stare allegro — diceva lui — perchè ho la salute e la gioventù!

— Tu sei un ragazzinaccio — rispondeva il fattore — ed hai ancora il cervello sopra il berretto.

Alfio lo sapeva che era un ragazzo forte come un uomo, e se ne teneva! Avreste voluto vedere, per esempio, il figliuolo di massaro Filippo, che aveva venti anni suonati, e intanto era debole e malaticcio che se pigliava una zappa in mano gli cascava addosso e lo schiacciava. Intanto, sorte infame! a quello sfiaccolato capitava ogni giorno qualche partito, perchè massaro Filippo aveva dei soldi da parte, e lui non lo voleva nessuna!

— Massaro Filippo, è dunque vero che vostro figlio Matteo si marita con la Rosa di massaro Ignazio?