A don Gesualdo non pareva vero di far contenta sua moglie con la querela; egli non aveva nessuna voglia d'impacciarsela con Alfio Balsamo e di tornare a casa con le ossa rotte.

— Lì, debbo vederlo! — diceva Anna Laferra — lì, dietro le grate! in mezzo ai galeotti! e voglio andare a Vallebianca a posta, il giorno che lo attaccheranno come Cristo!

Ma Alfio Balsamo, che era venuto al paese, non aveva nessun timore d'esser condannato.

— Sai che c'è? — andò a dire a Santo Vacirca. — Quella buona donna di Anna Laferra mi ha dato querela, per la parola che le dissi la sera che tornasti da soldato, con Antonio Manfuso, ti rammenti?

— Sul serio? Guarda un po'; ha la faccia più dura delle corna di suo marito!

— Pazienza! Ma ci deve rimetter le spese, se mi cerca lite, e quello che le ho detto per istrada glie lo debbo ripetere dinanzi alla giustizia. Già tu mi farai da testimonio, che io ho ripetuto quel che dice tutto il paese!

— Io? Ed io come c'entro? — Santo adesso mutava tono al suo discorso. — Io ero pei fatti miei, a fare il soldato! Lasciami stare, per carità; che non ti possono mancare cento altri testimonii migliori di me.

Alfio Balsamo se ne andò a trovare Antonio Manfuso.

— Vieni a deporre che Isidoro di massaro Francesco è stato il ganzo di Anna Laferra?

— Ed io come lo so? L'ho sentito dire; ma li ho forse visti coi miei occhi?