— Alfiuccio, lascia stare — diceva donna Giovanna — che ci rimetterai le spese. Non sarebbe meglio di pensare ad accomodarla con le buone?

— Ditelo un'altra volta, e io vi perdo il rispetto che v'ho sempre portato!

Donna Giovanna non si diede per vinta, e come il figliuolo andò alla città, per l'appello, lei un bel giorno, senza che nessuno lo sapesse, cercò di Anna Laferra.

Anna, quando aveva risaputa la condanna, aveva messo un gran sospiro, sentendo sedarsi il suo furore.

— Siete contenta? — le aveva chiesto suo marito. — Ora andrà in carcere, e lì imparerà a metter giudizio.

— Bene gli sta!

Donna Giovanna era venuta a implorare il suo perdono, umilmente, abbassandosi dinanzi a una che, in altro tempo, non avrebbe neppur salutata, incontrandola per istrada.

— Che volete! Alfio è un ragazzo, un ragazzino, così lungo come lo vedete. Chiacchiera un po' troppo; se togliamo questo, nessuno può dir nulla sul suo conto. Non parlo di vizii: innocente come Gesù Bambino; voi mi capite. Se ha detto quella parola, non sapeva ciò che importava; domandate a chi volete, vi diranno tutti che è incapace di voler male ad anima viva. E poi, affezionato, con sua madre, che non si può ridire. Mai un dispiacere, da lui; e sì che è rimasto orfano a otto anni...

Donna Giovanna aveva gli occhi umidi di pianto.

— Questo è il primo dispiacere, che ho per causa dei suoi cattivi compagni. Lasciatelo andare, non ci pensate più; fatelo per me che sono sua madre e vi domando perdono della sua imprudenza...