— Come, non c'è ragione? Ed hai la faccia di venir fuori dinanzi alla gente in quel costume? Va' via, ti dico...

— Me ne vado, me ne vado; ma insomma non c'è niente di male...

Alfio voltò le spalle alla comitiva e tornò al palmento, a passo di corsa. D'un tratto si buttò nella vasca, immerse le braccia nella pasta che galleggiava, densa, compatta, sul mosto in fermento, e cominciò a rimestarla. Dimenandosi allegramente fra la schiuma sanguigna da cui si sprigionava un alito forte e soffocante, egli rideva ancora della comparsa fatta dinanzi alle donne; quando s'intesero delle voci e dei passi avvicinarsi. Era la comitiva che visitava la fattoria.

— E questo è il palmento — spiegava il fattore — che ci si potrebbe vendemmiare tutta la contrada di Sant'Alfio. Ma non bisognava venire oggi, a quest'ora, per veder la festa che c'è tutto il giorno!

Quattro pestatori soltanto ballavano in giro sopra uno strato d'uva bianca di gesso e un altro spaccava legna, accanto al torchio.

— Povero Alfiuccio! — disse donna Giovanna, guardando compassionevolmente il figliuolo — Che travaglio da cani! Ma così me l'ammazzate!

— Per questo vi porterà un bel mucchio di denari, in capo alla vendemmia — disse la comare Santa, che sapeva anche lei che cosa vuol dire restar sola al mondo.

Alfio non diceva nulla, sotto gli sguardi di Anna Laferra, che lo stringevano, lo avviluppavano, non lo lasciavano più. Egli si contorceva, lentamente, come un serpe in mezzo a quel bagno caldo, a quella spuma che gli sbavava sul corpo. I mucchi di pasta, sciolti, allargati, affondati, risalivano a galla e si aggruppavano nuovamente, più fitti, più folti. Egli li perseguitava, fendendo a stento il liquido pesante che lo sollevava da tutte le parti, allungando le braccia e le gambe fatte sanguinose; scomponendo, arruffando l'intricata matassa degli innumerevoli grappoli calpesti e inariditi. Curvo sulla tina, sfiorando la superficie bollente del mosto, l'acredine densa gli mozzava il respiro; allora si rialzava, anelante, volgendo intorno uno sguardo perduto, pieno d'angoscia, come se volesse invocar soccorso e non gliene restasse neppure la forza.

Donna Giovanna guardava ora il figliuolo, ora Anna Laferra, e a veder costei sbiancata in viso, con le labbra quasi scomparse e il seno tumultuante, non lasciare Alfio con gli occhi, sentiva stringersi il cuore.

— Hai visto chi è venuto? — disse al ragazzo, in un orecchio, mentre la comitiva si disperdeva per la fattoria. — Ce n'è voluto, per farle dir di sì! Ora la pace dipende da te. — E se ne andò, dietro alle altre.