A un tratto Alfio si fermò.

— Guarda che bel grappolo dimenticato! — e corse a raccoglierlo.

Tornando, la trovò che batteva i piedi, indispettita.

— Ne volete?

— No.

Egli guardava con desiderio l'uva bionda, dagli acini qua e là dorati, leggermente rattrappiti, che dovevano essere dolci più dello zucchero. Poi alzò il braccio e buttò il grappolo all'aria, gridando a uno stormo di passeri:

— A voi!

Si rimisero in via per la redola sempre più angusta che, seguendo l'inclinazione del poggio, scendeva serpeggiando. Come il vocìo che veniva dalla fattoria si andava a poco a poco spegnendo, si cominciava a sentire un rumor debole e interrotto, come un lieve ronzare, che andava sempre rinforzandosi, finchè si faceva un sussurro continuo, in mezzo al quale si distinguevano, con le modulazioni degli uccelli, il roco gracidar delle rane e lo stridulo verso delle cicale.

— È il fiume — disse Alfio, che andava sempre avanti.

— Non correre così — rispose Anna, trattenendolo col gesto.