V.
Donna Giovanna non sapeva darsi pace:
— È stata colpa mia! È tutta colpa mia!
Il suo figliuolo non si riconosceva più: aveva perduto l'amore al lavoro, il rispetto a sua madre, la paura dell'occhio del mondo. Anna Laferra lo aveva ridotto in quello stato.
— Alfiuccio, bada a quel che fai! — gli andava ripetendo donna Giovanna. — Quella femmina ti porterà alla rovina, come ne ha portati tanti altri; è tua madre che te lo dice...
Ma era lo stesso che dire al muro. Alfio Balsamo andava dietro ad Anna Laferra, come un cane; non voleva più lavoro se non nelle vicinanze del paese, per poter tornare la sera, e i fattori si lagnavano della sua scioperaggine. Invece di portar denaro alla mamma, ora glie ne chiedeva, ogni momento.
— Questo è l'aiuto che mi dai? — si lamentava lei.
Allora egli montava su tutte le furie.
— Ah, di questo v'importa? È per quelle lire della settimana che vi duole?
Donna Giovanna sentì una gran fitta al cuore.