— Anna!... son io...
Al finir della messa, un giorno, come la folla si disperdeva e lei scendeva in piazza, Alfio le andò dietro, supplicando.
— Levati via! — gli rispose, peggio che allo storpio buttato accanto alla pila dell'acqua benedetta.
— Che cosa le ho fatto? — tornava a piagnucolar lui, dalla comare Angela. — Che cosa le ho fatto? Si è lagnata della mia gelosia? Ma io non sono più geloso, non m'importa più niente di Rosario Cerbini, se lei torna quella di prima.
— Che posso farci!
— Ma perchè? Perchè mi tratta a questo modo?...
E una volta si dette a un tratto un pugno in fronte.
— È per quella parola, che le dissi prima di conoscerla! Non è vero che è per quella parola? Domandatele come debbo fare, se vuole che strascichi la lingua per terra fino all'altar maggiore di Sant'Alfio! se vuole che me la tagli! quello che vuole...
E poi che la comare Angela, tornando, non aveva una risposta e si stringeva nelle spalle, egli perdette il lume degli occhi.
— Dunque ho ragione?... L'infame è lei?..