— Com'è, impaniata?... Stanotte non ho chiuso un occhio! Sono rovinato...

Costretto a vestirsi, ad uscire, ripeteva ad ogni momento:

— Sono rovinato! Se non crepo questa volta, non crepo più!

Aperta finalmente la cameretta dove si custodiva la statua del santo, i devoti cominciarono a lavorar di spalle sulle stanghe, per sollevarla. San Placido, tutto d'oro e d'argento, con le braccia e il petto coperti di voti, guardava dinanzi a sè, cogli occhi vitrei sulla faccia di stucco.

— Com'è bello!... Che gioia di santo!...

Appena la statua fu deposta sull'altare maggiore, la banda, schierata dai due lati, intuonò la marcia reale; i mortaletti presero fuoco sul sacrato; le campane suonarono a stormo, e in mezzo a quel frastuono si levò il grido della folla:

— Viva San Placido!

— Che bella funzione! — diceva rincasando la comare Venera a Napoleone, che riempiva l'ultimo lume. — Voi l'avete perduta!

Napoleone ripiegò la scala e corse a casa, a riporre mezza cassa di petrolio.

— Pensa alla cera — gli raccomandò sua moglie.