Dall'altro lato del tavolo Giorgio Furleo e la signorina Marco giuocavano in società, ogni sera, da parecchi anni.

— Come sono seccanti! — diceva la baronessa de Fiorio alla vicina, in modo che tutti la sentivano.

— È una cosa che sta malissimo, e se le mie figliuole si permettessero altrettanto, io le piglierei a scapaccioni, dinanzi a chiunque! — rispondeva la Giordano, per fare intendere che le sue ragazze avevano tutt'altra educazione.

Intanto, esse erano circondate da tutti i giovanotti della società. Angiolina, la più piccola, benchè sembrasse ancora una bambina, teneva fronte ai più arditi; Antonietta rispondeva alle occhiate del tenente Costanzo, di nascosto, perchè sua madre non lo trovava un partito abbastanza vantaggioso.

— Se ti vedo ancora attorno quel pezzente!... Uno che non si sa come nasce!...

E andava a mettersi accanto alla marchesa Sanfilippo, alla contessa Vita, alle signore titolate, per prendersela colla padrona di casa:

— Già, la colpa è tutta della principessa. Che rispetto volete che s'abbia, quando si danno certi esempi!... Lei non vive che per il giuoco, il cugino mangia alle sue spalle, chi va e chi viene!...

— Grazie! — diceva il cavaliere Fornari al cameriere, allontanando il vassoio col gesto. — In fatto di liquori, non mi contento che della mia sciartrosa. Oggi, sotto un cartellino fiammante, vi danno un po' d'acqua inzuccherata...

E si voltava a criticare la composizione dei menus del Grande Albergo con Filippo Mordina, un povero diavolo sul cui viso magro e patito si leggeva la fame.

— Non pensa che a mangiare e a bere! — faceva osservare il professor Quartini al pretore Restivi. — Ma il pretore Restivi, rincantucciato nell'angolo del divano, con la testa reclinata sulla spalliera, dava al suo interlocutore uno sguardo spento, fra le palpebre socchiuse, poi le richiudeva nuovamente e ripigliava il sonno interrotto. Dall'altro lato del divano, don Felice Giordano sonnacchiava anche lui, quando sua moglie veniva a destarlo bruscamente, sul punto di andar via: