— Aiuto!... Scappa!... San Placido!...
Un gran rimescolìo per tutto il viale; la gente fuggiva, inciampava, si pigiava; le donne strillavano, Ribottazzo e i suoi correvano dietro all'animale, mentre i carabinieri, coi pennacchi che nuotavano sul mar delle teste, tentavano di accorrere.
— A me!... Largo!... Aiuto!...
Il sauro saltò il muro del viale e si perdette nei campi, lasciando Ribottazzo che si reggeva il ginocchio rotto, Marotta il sarto disteso per terra con la testa spaccata e mezza dozzina di persone qua e là gementi ed invocanti soccorso.
— Il farmacista!... Presto, don Gerolamo!..
Don Gerolamo, grattandosi la testa, prese con sè il taffetà e le filaccie e corse a fasciare i feriti, mentre don Delfo, dietro alla banda che si dirigeva in piazza, attaccando il Boccaccio, badava a ripetere:
— L'avevo detto, io!... Tal'e quale!.. Ma se non mi vogliono dar retta!....
Col cielo nuvoloso, non ci si vedeva più, e Napoleone cominciava ad accendere i lampioni; alle finestre appendevano lanternini d'ogni colore; la chiesa era tutta una fiamma e sui banchi dei venditori ambulanti divampava l'edera.
Lo zio Vito attizzava il fuoco del fornello, arrostendo le castagne, e don Tino, che aveva anch'egli acceso tutti i lumi del suo caffè, ripeteva agli avventori la lista dei gelati:
— Cannella, crema e cedro.... Spumone di pistacchio e amarena!