— Pigliatela con voi e venite in caserma. C'è il paese avvelenato!

Don Tino restò con la bocca aperta, stupefatto, non credendo alle proprie orecchie.

— O San Placido benedetto!... Ma come può essere, se la sorbettiera era nuova?

Per la via, incontrarono la banda che inaugurava l'altra festa, strepitando.

— E la bottega che mi resta chiusa, o San Placido benedetto!...

Ma come don Gerolamo ebbe dato fondo ai barattoli degli emetici, tutti cominciarono a star meglio e il paese riprese l'allegro aspetto del giorno prima, col sole che aveva rasciugate le vie e le bandiere. La comare Venera continuava a girare, a piedi scalzi, e a mezzogiorno andò a casa per pigliar Vanni e per contar le offerte, che mancava ancora poco al prezzo della torcia.

— San Placido sia lodato!

Anche suo marito si sentiva meglio e volle esser vestito.

— Ora potrete venire anche voi in chiesa, a pregare per la grazia di Vanni.

Compare Neli andò invece all'osteria.