E mostravano Vanni il sordo che, allo scoppio, s'era messo anch'egli a gridare, portando le mani alle orecchie.

— Miracolo!... Miracolo!...

La folla, delirante, si stringeva intorno alla barella, la musica strepitava e i due rivali si buttarono le braccia al collo, sotto gli occhi del Santo.

— Viva San Placido!

IL MATRIMONIO DI FIGARO.

I.

Salvatore Terlizzi aveva il salone verso Porta di Ferro, un po' fuori mano; ma la casa gli apparteneva e la clientela era già formata, perchè i Terlizzi, di padre in figlio, avevano sempre fatto i barbieri. Per questa ragione Salvatore non pensava ad abbellire la sua bottega, e i bacili di rame lucente e le filze dei denti strappati dal suo babbo facevano ancora la loro bella figura sui ferri arrugginiti inchiodati sopra l'uscio.

In città, nelle vie più frequentate, i saloni parevano altrettanti negozii di mobili: da per tutto poltrone, divani, specchiere alte fino al soffitto, tappeti e stuoie, vasi pieni di piante mai più viste!

— Tutta illusione! — diceva Salvatore. — Tutta polvere agli occhi per far pagare tre lire il mese agli abbonati.

Egli non aveva le poltrone che giravano attorno, nè gli spazzolini per i mustacchi; ma per una lira il mese tagliava i capelli anche ogni giorno, se così piaceva, e faceva la barba a dovere, senza lesinare il sapone con la scusa che era profumato.