Ora non si poteva neanche andare in un salone alla moda, senza trovarci dei ragazzi che, fingendo d'imparare il mestiere, servivano veramente a scroccare i soldi delle mancie. Quando un galantuomo s'era fatta la barba e pigliava il suo cappello per andarsene, quegli gli venivano dietro, lisciandogli il soprabito con la spazzola, quasi gli facessero il solletico, e se uno non dava loro un soldone, non riusciva a cavarseli di mezzo alle gambe. Una vergogna che da lui non si vedeva perchè egli non aveva bisogno di aiuti!
Salvatore s'era dato all'arte da ragazzo e la sua mano aveva acquistata una straordinaria agilità; i capelli cadevano sotto le sue forbici come la lana quando tosano, e i suoi rasoi portavano via le barbe di un colpo solo, senza lasciare il più piccolo frego sulle guancie.
La domenica era giornata campale. Dall'alba a mezzogiorno, la bottega restava continuamente affollata da ogni sorta di persone: contadini che si facevano radere sulla faccia e sulla nuca, e lavare le teste talmente piene di terra che si poteva seminarvi prezzemolo, e all'ultimo leticavano sui soldi, ch'egli non ci ripigliava neanche il sapone; giovanotti i quali gli sciupavano una bottiglia d'olio per ungersi i capelli e gli facevano perdere un'ora per la scriminatura; murifabri terrosi, tutti imbiancati di calcina sulle giubbe color mattone; poveri diavoli con le barbe ispide, con le capigliature boscose che non conoscevano altro pettine fuor delle dita e si dimenavano sulla sedia ad ogni strappata di forbice; operai di tutte le età e di vario pelo che una volta seduti, dinanzi allo specchio, con tanti buoni odori d'acque e di pomate sotto il naso, non trovavano più il verso di alzarsi e di cedere il posto ai nuovi venuti.
Egli spiegava allora tutta la sua pazienza e la sua abilità, trattando ogni persona secondo il suo grado, aiutandosi con le mani e con la lingua, raccontando storielle, ripetendo le notizie che aveva raccolto durante la settimana da questo e da quello, aggiungendovi di suo un pizzico di sale e di pepe, per non dare agli avventori il tempo di seccarsi.
— Perchè non v'abbonate alla Gazzetta? — gli diceva l'amico Agostino Giarrusso, che passava tutte le sue ore libere nella bottega.
— È buona per gli scuoia-cani della città, la Gazzetta! — Il vero giornale l'ho qui in testa, e la gente mostra di gustarlo.
Egli andava anche in casa, a servir le pratiche, e cominciava il suo giro appena giorno, con la scatola degli strumenti sotto il braccio e le mani dentro le saccoccie del soprabito. I vecchi volevano esser serviti presto; essi si levavano col sole, e non lo facevano aspettare; ma i giovani si ravvoltolavano fra le coltri fino a tardi e non eran contenti se non gli facevano salir le scale un paio di volte almeno.
— Lasciamoli fare! Ho buone gambe, sia lodato Dio!
La gioventù è tutta a un modo — pensava — e anche lui, diciamo la verità, se si metteva assieme una serenata e l'amico Agostino gli veniva a dire di portare il suo mandolino, c'era forse il caso che si facesse pregare?
Il mandolino, fra le mani di Salvatore, cantava come una voce umana e aveva certe note che facevano piangere. In tutta la città non c'era chi gli potesse stare a fronte, e i capi-musica dei reggimenti, e le stesse signore lo mandavano a chiamare per sentirgli suonare quel suo strumento che, come la casa e la clientela, gli veniva dal padre e dal nonno.