— Non ne capite niente! Quasichè io fossi un ragazzo, da guastarmi la testa! Se leggo romanzi vuol dire che ci trovo il mio gusto. A voi che piace, il bagordo? E chi vi dice nulla!

— Basta! non se ne parli più!

Invece tornava a parlarne. Egli aveva una gran premura di dargli moglie, ma diceva pel suo bene: si conoscevano da ragazzi, e ne aveano passate tante, insieme! Lui non l'aveva fatta quella corbelleria; ma c'era una brava ragione, che non aveva un soldo di suo, e il poco che guadagnava non gli bastava pei suoi bisogni. Rovinata la casa della principessa, era passato all'amministrazione del marchese Motta: e con le tre lire al giorno che gli davano sarebbe stato padrone di morir di fame, se gli fosse venuta la malinconia di ammogliarsi!

— Che dice la marchesa? — chiedeva Salvatore, pigliandogli il mento con due dita, per levargli la barba dal collo.

— Eh! amico caro... — masticava l'amico Agostino — quella tiene i ganzi a quattro per volta.... Se n'è perfino perduto il numero!...

— Quando poi si dice! Queste gran signore, se ci si mettono, ne vogliono cento di quelle...

— Ma che bel pezzo di donna.... vista in casa.... in disabigliè!... — e si dimenava voluttuosamente sulla sedia, mordendosi le labbra. — Una volta di queste ve la farò conoscere!

Infatti, un giorno l'amico Agostino venne a dirgli che la marchesa lo voleva a palazzo, col mandolino.

— È per domani sera. Sono venuti certi parenti da Palermo e ci sarà gran concerto.

Lui da principio non ne voleva saper nulla: che figura gli toccava fare, in mezzo a tanti signori?