Ch'altro sarà, dicea, che il cor mi tocchi?

Amarissima allor la ricordanza

Locommisi nel petto, e mi serrava

Ad ogni voce il cor, a ogni speranza.

E lunga doglia il sen mi ricercava,

Com'è quando a distesa Olimpo piove

Malinconicamente e i campi lava.

Non è esagerazione poetica, retorica. Già non sarebbe da dubitarne perchè lo scrittore, — e particolarmente uno scrittore come lui — risente, componendo, le sue impressioni passate; e se trova immagini gagliarde per dipingere lo stato dell'anima sua, vuol dire che gagliardamente ha sentito o è capace di sentire; ma noi abbiamo altre testimonianze le quali dicono molto più che non dica egli stesso. La notte della partenza della Cassi, riferisce la contessa Teresa Leopardi, fu una notte “spaventevole. Egli era in preda a un delirio che lo faceva gridare e ruggire.„ Il fratello Carlo dovette vegliarlo. Calmatosi, egli non scrisse soltanto questi versi, compose anche una Storia del suo amore, in prosa; un giorno ne lesse alcuni frammenti al fratello: “gli si spezzava il cuore nel leggerli, e a Carlo mancava il coraggio d'insistere, e lo pregava che cessasse d'intrattenersi su quelle strazianti memorie.„

Quest'analisi intima accresce naturalmente la forza delle impressioni che già si sono scritte profondamente nelle sensibilissime fibre. Null'altro compiacimento egli trova fuorchè in questa indagine:

Solo il mio cor piaceami, e col mio core