E tutto quanto il ver pongo in obblìo!
Egli presente pure che anche questo è un sogno: ma sogno di natura divina; e se un tempo, amando la prima volta, fu stupito vedendo come per amore fosse tutt'in una volta “felice e miserando„, ora, con gli anni, coi disinganni, con le difficoltà di accogliere, dopo questa, nuove lusinghe, sente che il nuovo pensiero, “cagion diletta d'infinito affanno„, non sarà più sostituito.
Manifesterà egli questa volta con parole, proverà questa volta coi fatti la passione sua? Egli sa che dovrebbe fare così; ma tutte le sue disgrazie sono aggravate: moralmente, la fiacchezza della volontà, la timidezza, la paura sono cresciute, sono diventate vera impotenza; fisicamente, dopo quindici anni di malattie, egli è l'ombra di sè stesso. Non sa far altro pertanto che pensare a lei; si studia di veder lei in quelli che le somigliano; per esserle gradito importuna tutti i suoi amici chiedendo loro autografi, giacchè ella ne fa raccolta. Ed ella, accogliendolo benignamente, godendo i vantaggi d'un'amicizia così grande, ride poi insieme con gli amici del “suo gobbetto....„
L'infelice ignora le risa di lei. Seguìto a Roma l'amico Ranieri, si sente come in esilio; scrive alla donna del suo cuore una lettera dove la passione, nonostante la timidità, pure traspare: “Cara Fanny, Non vi ho scritto fin qui per non darvi noia, sapendo quanto siete occupata. Ma infine non vorrei che il silenzio vi paresse dimenticanza, benchè forse sappiate che il dimenticar voi non è facile. Mi pare che mi diceste un giorno, che spesso ai vostri amici migliori non rispondevate, agli altri sì, perchè di quelli eravate sicura che non si offenderebbero, come gli altri, del vostro silenzio. Fatemi tanto onore di trattarmi come uno de' vostri migliori amici, e se siete molto occupata, e se lo scrivere vi affatica, non mi rispondete....„ E lasciatosi andare a parlare della sua misantropia, si pente, s'incolpa: “Ma io ho torto di scrivere queste cose a voi, che siete bella, e privilegiata dalla natura a risplendere nella vita, e trionfare del destino umano. So che anche voi siete inclinata alla malinconia, come sono state sempre e come saranno in eterno, tutte le anime gentili e d'ingegno. Ma con tutta sincerità, e nonostante la mia filosofia vera e disperata, io credo che a voi la malinconia non convenga; cioè che quantunque naturale, non sia del tutto ragionevole. Almeno così vorrei che fosse.... Addio, cara Fanny; salutatemi le bambine. Se vi degnate di comandarmi, sapete che a me, come agli altri che vi conoscono, è una gioia e una gloria il servirvi.„ Tornato a Firenze, divampando la sua passione con nuova forza, egli comincia ad accorgersi che la donna lo tratta con insolita freddezza. Tante volte sì è ribellato: ora no, ora s'umilia; dinanzi a lei prima e sola piega l'altero capo, si mostra timido e tremante; e spia sommessamente ogni sua voglia, ogni parola, ogni atto; impallidisce ai suoi superbi fastidii; brilla in volto a un segno suo cortese; muta forma e colore ad ogni suo sguardo. Questa tenacia della speranza misurerà la forza della seguente disperazione. Già nell'agosto del '32, quando ella va a Livorno per i bagni, rimasto solo a Firenze, senza lei, senza l'amico, tormentato dalla passione impotente, costretto a fuggire la luce per il male degli occhi, le scrive: “Ranieri è sempre a Bologna, sempre occupato in quel suo amore che lo fa per più lati infelice. E pure certamente l'amore e la morte sono le sole cose belle che ha il mondo e le sole solissime degne di essere desiderate. Pensiamo, se l'amore fa l'uomo infelice, che faranno le altre cose che non sono nè belle nè degne dell'uomo....„ I suoi malanni crescono con la brutta stagione: ha il petto rotto dalla tosse, gli occhi quasi spenti: è un moribondo. Ella gli accorda ancora un poco di carità; e il disgraziato se ne contenta; quando il Ranieri, tornato a Firenze, gli rivela, forse per indurlo a lasciare questa città e a venirsene a Napoli con lui, che anche questa donna lo schernisce come tutte le altre....
Allora perisce l'estremo inganno; la speranza e lo stesso desiderio di nuovi amori, dì nuovi inganni, si spegne; nessuna cosa gli pare che valga più i moti del suo cuore. Cotesta donna non ha saputo
Che smisurato amor, che affanni intensi,
Che indicibili moti e che deliri
Movesti in me; nè verrà tempo alcuno
Che tu l'intenda. In simil guisa ignora
Esecutor di musici concenti