— Se vuoi tornare all'albergo... senza cerimonie, t'accompagnerò...

Allora Arconti s'alzò, congedandosi; ella gli diede a stringere la mano.

Andarono al Roma; Guglielmo non s'era visto. La Balsamo le offrì di fare un giro in carrozza; al ritorno, incontrarono Duffredi che veniva dal Milano.

— Dove siete state? V'ho cercate per terra e per mare!...

— Ah, la colpa è nostra? — disse lei, con un riso un poco forzato.

Non pensò più a questo, nei giorni seguenti, stordita dal movimento della capitale, cominciando a conoscere gente per mezzo dell'amica, facendo qualche visita e trovando al suo ritorno le carte che gli uomini venivano a lasciarle, quella di Arconti fra gli altri. Di giorno, suo marito l'affidava spesso ad Enrichetta, ma la sera restava con lei, l'accompagnava in visita, la conduceva a teatro. Non era stata ancora al Valle: per la Visita di nozze Guglielmo prese un palco. Però, dopo tavola, mancando ancora un'ora allo spettacolo, disse:

— Ci sono dei Palermitani all'albergo di Spagna; il tempo di salutarli...

Ella restò nella sala di lettura. Sfogliò dei giornali, degli album; una ragazza era seduta al piano, un signore la guardava ostinatamente. Ella voleva aspettare lì il ritorno di suo marito; irritata da quegli sguardi indiscreti, salì in camera. Preparò le sue cose, infilò i guanti, poi si mise il cappello. Suonarono le otto e mezzo: l'ora dello spettacolo. Cominciò ad essere inquieta. Perchè tardava ancora? Quei Palermitani... se fossero stati un pretesto?... No, non era possibile: guardava l'uscio, aspettando di vederlo apparire. Pure, il giorno della seduta reale, egli l'aveva piantata... Si poteva trattare d'una coincidenza, d'un contrattempo, come ne sorgono ad ogni momento nelle grandi città. Suonarono le nove meno un quarto. Non avrebbe perduto poi molto; ma era noioso aspettare... Sedette, girando uno sguardo per la camera, esaminandola a parte a parte, pensando a tutta la gente che era passata di lì, porgendo l'orecchio, scuotendosi a ogni squillo di campanello... Le nove. Si alzò, di scatto. Egli era andato a trovare qualcuna, una donna: i Palermitani erano un'invenzione, impossibile più dubitarne! Ella si nascondeva il viso tra le mani, esclamava: «Ed è vero?... dopo due mesi di matrimonio?... Dio mio!... Dio mio!...» Avrebbe voluto andar fuori, cercarlo, non sapeva dove; sarebbe andata dai Balsamo, si sarebbe fatta aiutare da loro... No, a quell'ora essi non erano in casa... E a un tratto il sentimento angoscioso della solitudine, dell'isolamento, la riprese, in quella camera piena di silenzio, in quell'albergo popolato di stranieri, di gente enimmatica, di persone raccogliticcie che si disperdevano incessantemente; in quella gran città dove nessuno la conosceva, dove avrebbe potuto morire senza che nessuno si accorgesse di lei... Adesso aveva paura, non levava gli occhi dall'uscio, con l'idea che qualcuno potesse entrare, a rubarla, a violentarla... Sciocca, sciocca! non veniva nessuno, non veniva neppur lui, la lasciava sola, così! a palpitare d'angoscia, di gelosia, a piangere di tristezza!... Le nove e mezzo!... Rabbiosamente, si tolse il cappello, buttandolo sul divano, si tolse i guanti facendone saltare i bottoni. A un tratto, l'uscio si schiuse.

— Mi son fatto aspettare... Non sei pronta?... Andiamo.

Ella disse, freddamente: