Il secreto di quella cavalleresca galanteria era perduto! Egli stesso criticava l'educazione moderna, cominciando da quella del nipote; e la sua conversazione era interessantissima, piena di ricordi del passato regime, di aneddoti intorno ai personaggi della Corte, alle rivoluzioni del 20 e del 48. In cuor suo, era rimasto fedele alla casa di Borbone; e questo dava origine a liti cortesi, perchè ella esaltava la virtù dei Savoia, l'eccellenza del governo costituzionale, la grandezza della nuova nazione.
— E la chiamate una nazione, nipote mia? Ma è il mantello d'Arlecchino! Com'è possibile cucire insieme il Piemonte e la Sicilia, Milano e Napoli, gente diversa, costumi opposti, tradizioni che si pigliano a pugni?
— Sarà l'azione del tempo! Contentiamoci per ora dell'unità politica, verrà poi quella reale.
Egli scuoteva il capo, rimpiangendo i tempi dell'autonomia siciliana, della monarchia nazionale.
— Non sapete dunque che siete una d'Altavilla? — aggiungeva, mezzo serio mezzo sorridente.
— Ma fummo usurpatori anche noi! — replicava ella, sullo stesso tono. — Venimmo di Normandia a conquistar l'isola!
Egli s'inchinava, come non potendo o non volendo opporre nulla a tale argomento. Del resto, quella era una mania di famiglia: Guglielmo non negava al re il diritto di conferire al figlio del principe Amedeo il titolo di Duca di Puglia, appartenendo esso alla loro casa? Ella sorrideva un poco di tutto questo; ma in fondo se ne compiaceva. Anche per ischerzo, chi avrebbe potuto dire altrettanto? E trovava che suo marito, oltre alla nobiltà regale, era d'una eleganza estrema. Ella conosceva tutti i giovani amici di lui, che erano anche fra i più lancés di Palermo; Alfredo Basile, così allegro e pieno di spirito; il conte di Caldarera, lo spadaccino famoso; il marchese Lauria, la cui fronte seria era velata di tristezza; altri ancora, in mezzo ai quali non trovava qualcuno che valesse molto più di Guglielmo.
Egli non voleva però che fosse troppo attorniata dai giovanotti, che ballasse troppo, che parlasse a lungo con una stessa persona. Era geloso?... Dunque l'amava! Tutta lieta della sua scoperta, ella protestava amabilmente, cercava di fargli intendere ragione.
— Tu credi che io noti questa gente?... Ma neppure per sogno!... Tu vali più di tutti!...
Ai balli, erano dei complimenti stupidi, sempre gli stessi: «Felice quella camelia!... Vorrei essere al posto di quelle violette... I vostri occhi offuscano i brillanti!...» Ella rideva di quelle galanterie, le metteva in canzonatura con le amiche; però le piacevano, le provocava: dietro a quegli omaggi stereotipati c'era il riconoscimento della sua bellezza, ed ella aveva bisogno delle lodi, delle adulazioni e del trionfo. Non distingueva nessuno in quella massa di giovanotti, di uomini maturi, di vecchi che si alternavano al suo fianco; però s'appoggiava con eguale abbandono al braccio di ognuno, piegava un poco il capo di fianco con egual grazia ad ascoltare ciò che tutti le dicevano, rivolgeva a tutti gli stessi sorrisi con uno stesso frequente palpitare di ciglia; e quando suo marito la rimproverava, portandole ad esempio le altre che tenevano la gente a distanza, ella rispondeva: