— Ma che posso farci, se sono fatta così?

Una quistione grossa, la sera delle tolette di gala, era quella della scollatura: egli la trovava sempre troppo bassa, esclamava che era un'indecenza, pretendeva che mostrasse appena la gola.

— Allora tanto vale andare montante! Si transige fin qui?...

Alla luce delle candele che si struggevano con fiamme lunghe sulla toletta e sui bracciali del grande armadio a specchio, le rose della sua carnagione si animavano, il sangue giovane e sano si vedeva fluire attraverso quel marmo vivente, e il seno sbocciava, fiore carnale, dall'anfora serica del busto, e l'oro della chioma aveva fulgori matti, e da tutta la persona esalava, incenso sottilissimo, un profumo così inebbriante, che ella appressava la bocca all'alto del braccio, dove il guanto finiva, e quasi addentava la polpa morbida e soave. Con le piccole mani levate, dipanava poi lievemente i riccioli della fronte e della nuca, assestava tutta la massa sapientemente composta dei suoi capelli appoggiando le palme alle tempie, e si mordeva le labbra per farle venire più vive, intanto che si svolgeva ai suoi occhi abbacinati dalle fiamme la visione del mondo eletto e felice che l'aspettava coi suoi sorrisi, con le sue armonie, con le sue ebbrezze... A un tratto, le braccia le ricascavano pesantemente lungo i fianchi. Una domanda si presentava al suo spirito: perchè quella gioia? a che pro? E fin quando?... La vanità di tutto le si rivelava; come al tempo della fanciullezza, pensava che le feste duravano poco: i suoni si sarebbero dispersi, le luci si sarebbero spente, un giorno la gioventù sarebbe anch'essa svanita e la bellezza distrutta... Irrigidita, stecchita dinanzi all'alto specchio che la rifletteva da capo a piedi, con le braccia pendenti come cose inerti e con gli occhi socchiusi, ella si vedeva morta, vestita di quello stesso abito bianco col quale avrebbe voluto esser composta nella bara, e un brivido le passava per tutto il corpo all'idea che i becchini, che le mani orribili dei becchini avrebbero toccato il suo corpo... La voce di Guglielmo la strappava alla lugubre idea; ella si avvolgeva nel mantello che Stefana reggeva pel bavero; e intanto che la carrozza correva rapidamente nella notte e che suo marito l'annebbiava col fumo della sigaretta, ella si portava una mano al seno abbassando nascostamente la ruche di cui il corpetto era orlato per accrescerne ancora un poco la scollatura.

II.

L'avvenimento dell'estate fu l'arrivo del Circo Fumagalli. V'erano delle amazzoni giovani, belle, elegantissime, che avevano messa la rivoluzione nel campo dei Crociati. Ai bagni dell'Acquasanta, dalle compagne che prendevano il fresco dinanzi al mare, ella udiva le notizie dei successi, delle rivalità, tutta la cronaca delle relazioni già strette e delle trattative avviate.

Che cosa vedevano gli uomini in quelle creature? Come era possibile far delle pazzie per esse? Come si poteva credere a quegli esseri volgari e interessati? Senz'amore, ella non riusciva a concepire che potessero esistere rapporti fra uomini e donne. Un giorno che le sue amiche parlavano delle amazzoni con maggiore insistenza, ella disse:

— Io non capisco come si possano cercare queste femmine.

Non le risposero; solo la Carduri sorrise un poco.

Le due più ammirate fra quelle saltatrici erano la Doreley e la Ruscalli; la Francese già era l'amante di Toscano; ai bagni s'incontravano quasi tutti i giorni. Quando Giulia Viscari era lì, ella studiava il contegno dell'amica, per notare che effetto le faceva quel veder l'uomo da lei un tempo amato in compagnia di un'altra donna. Giulia non lasciava scorgere nulla, continuava, ridendo, a conversare: era dunque senza cuore, per averlo dimenticato così? Ed ella imaginava che Toscano ostentasse quella relazione come per vendicarsi.