Ma chi fosse l'amante della Ruscalli non si sapeva ancora. Tutte le volte che ella ne chiedeva, non le sapevano rispondere. La Leo parlava un giorno di certi doni che l'amazzone aveva ricevuti; ella domandò:
— Da chi?
— Non so, non rammento... Me l'ha detto Anna Sortino.
Ella non serbava rancore a costei; un giorno le chiese:
— Chi è dunque che protegge la Fumagalli?...
— Non lo so.
— Come non lo sai, se l'hai detto a Giovannina? Sentiamo, chi è?
— Se non lo so!... Chiedilo a tuo marito.
E ad un tratto ella comprese certe reticenze di Giulia, le difficoltà che Guglielmo aveva fatte ogni volta che lei aveva chiesto di andare al circo. Fu come una sferzata in pieno viso, come se la saltatrice, dall'alto del suo cavallo bianco, le avesse dato il frustino sul viso. Più che il dolore del tradimento, più che la rovina della sua fiducia, era l'affronto che le cuoceva, l'idea di quella rivalità umiliante, della derisione di cui sarebbe stata l'oggetto per la volgare creatura che le rubava il marito, delle intime rivelazioni che egli avrebbe fatto, ridendo, intorno a lei; della profanazione d'ogni ideale di affetto e di rispetto! — Una cavallerizza, una donna senza nome, educata nelle stalle, per cui tutti i palafrenieri erano passati, esposta ogni sera, quasi nuda, alla concupiscenza dei curiosi!... Un brivido di disgusto e di ribrezzo la scuoteva; ma al circo, intanto che l'altra passava, ritta in piedi sul cavallo galoppante, al suono d'un'orchestra rauca, fra lo schioccar delle fruste, nell'abbacinamento delle piramidi luminose, coi capelli disciolti, una gamba levata, le braccia inarcate, un sorriso sulla bocca rossa; intanto che gli applausi cominciavano a scoppiare e si propagavano per tutto il teatro, ella comprendeva, sì, la seduzione di quel corpo serpentino che tutti desideravano, l'ebbrezza che quel clamoroso trionfo doveva destare, l'esaltazione che si sarebbe provata pensando: «Questa donna che vi vedete passare dinanzi, che v'infiamma con uno sguardo, con un sorriso e con un bacio fittizio, io la posseggo, tutta; e voi non sapete che con la vostra ammirazione, coi vostri applausi di folla anonima incapace di arrivar mai fino a lei, non fate se non accrescere per me il suo valore!...» Allora, ella restava come ammaliata a fissare quella figura giravoltante, seguendola in ogni atto, non vedendo altro che lei, credendo di sorprendere degli sguardi d'intelligenza scambiati fra lei e suo marito, che poi la lasciava sola con delle visite, per andarsene nella barcaccia, a guardar quell'altra più da vicino... Nella nervosità dolorosa di cui quel pensiero fisso le era cagione, ella credeva adesso di esser guardata da colei con uno sguardo tra curiosa e sprezzante, e una sera ne fu certa: colei la sfidava, le agitava dinanzi il frustino... e tutto il sangue le si ritirava al cuore, e tutta la sua persona tremava, dall'umiliazione, dalla vergogna.
— Signora Duffredi, si sente male?...