— Alla tua condotta! ai tuoi abbandoni! ai dolori che mi procuri, ogni giorno, dacchè siamo insieme, da Roma a qui...

Aveva cominciato a parlare rapidamente, con impeto, ma la sua voce veniva morendo, nella commozione che la faceva tremar tutta e che le gonfiava le palpebre.

— Un piagnisteo, adesso, eh?...

Egli batteva nervosamente un piede; a un tratto, alzata la mano col pugno stretto, esclamò:

— Senti, mettiti bene in testa che io ho fatto e farò sempre quel che mi pare e piace, sempre e semprissimo, a Roma, a Palermo e a casa del diavolo...

Le lacrime di lei s'arrestarono. Cogli occhi spaccati e inariditi, ella disse:

— Tu?... tu parli così?... E allora, perchè?... che cosa ti ho fatto?... perchè mi hai presa?...

Di repente, egli scoppiò in una risata, appuntandosi l'indice contro il petto, additando replicatamente sè stesso.

— Io?... Ah, ah!... Io t'ho presa?... Dice che l'ho presa io!...

— Chi dunque?