Si reggeva la testa con una mano, e le orribili parole le echeggiavano ancora all'orecchio. Ah, i suoi terrori! il presentimento che l'aveva sempre fatta arretrare dinanzi a una spiegazione, con la certezza di provocare qualche cosa d'irreparabile!... Sì, sì; egli aveva ragione: era vero, non l'aveva voluta, aveva dimostrato abbastanza di non amarla!... Ella lo aveva compreso fin da principio; quante volte, durante il fidanzamento, era stata tentata di rompere? E s'era lasciata persuadere dall'amor proprio, dalla vanità stolta; e il ricordo di quel che aveva sofferto la sua mamma non era valso a salvarla! Erano dunque inutili, le lezioni della vita? L'esperienza non valeva dunque a nulla!... E adesso, che cosa poteva sperare ancora? Che cosa aspettava?...
La scossa nervosa prodotta dalla triste spiegazione si prolungava, in un eccitamento della sensibilità, in una trepidazione continua. Ella aveva ora come una sbarra sulla fronte, come un nodo alla gola, e le convulsioni tornavano ad assalirla. Per alcuni giorni, Guglielmo parve mutato: le stava vicino, ricevendo le visite delle amiche che si succedevano intorno al letto di lei, chiacchierando, studiandosi di distrarla. Ella rispondeva sorridendo a fior di labbro, col cuore stretto, aspettando invano che egli le si buttasse ai piedi, che le chiedesse perdono, che cancellasse coi baci, con le proteste d'affetto, le amare parole. Nelle lunghe ore che passava a letto, o sopra una poltrona, col corpo indolenzito e la testa confusa, ella si perdeva dietro a imaginazioni, a progetti che la forza della fantasia quasi le dimostrava realizzabili e di cui poi scopriva a un tratto l'assurdità. Voleva confidarsi al vecchio marchese che era tanto buono con lei, rivelargli la condotta di suo nipote affinchè lo costringesse al rispetto dovutole — ma non avrebbe fatto peggio, a mettere un altro di mezzo? E malgrado la ragione fosse dalla parte sua propria, pensava di cedere, di umiliarsi dinanzi a suo marito; di dirgli: «Sì, ama quell'altra... io non sono gelosa... capisco che in una persona come te, dopo la vita che hai fatta, quelle donne esercitano sempre un gran fascino... ma capisco pure che è un fascino passeggiero, che pel tuo cuore, per la casa, per la società, la tua donna son io!... Ebbene, vedi come mi faccio una ragione? Dapprima avevo delle fisime, credevo che le cose andassero altrimenti!... Io ti lascio libero di fare quel che tu vuoi; anzi, imagina di avere in me non una moglie, ma un amico; confidami i tuoi segreti, ti prometto di ascoltarti, di darti dei consigli... ma non mentire, non fare scandali, non espormi alle risa, non mi dire delle cose dure, perchè... perchè...» e in una súbita rivolta dell'orgoglio ferito, nel nuovo e più doloroso ricordo della lunga tortura, della lenta agonìa di sua madre, ella si tacciava di vigliaccheria, insorgeva contro di lui e contro sè stessa, lanciava una sorda sfida: «Bada!... bada!...» Allora delle torbide visioni le sfilavano tumultuosamente dinanzi, un'oscurità tetra avvolgeva l'avvenire, delle rovine si accumulavano sulla sua via... e con la testa fra le mani, ella si diceva: — «Mio Dio, no!... salvatemi, risparmiatemi!...»
Ella si sentiva buona, piena d'indulgenza: ammetteva che gli uomini sono fatti ad un altro modo, era disposta al perdono, alla rassegnazione; e come Guglielmo una sera le chiedeva affettuosamente se si sentiva meglio, invasa da una gran tenerezza ella l'attirò a sè:
— Vieni qui vicino... sì, mi sento meglio... perchè tu sei buono con me!... Guardami in viso: ti ricordi quel che mi hai detto? come hai potuto?... Dimmi che non è vero, che io sono l'amor tuo... È vero che non è vero?... Guardami, non sono bellina? non sono tutta tua? non ti ho data tutta me stessa? Non ti so amare anch'io?...
Egli aveva mormorato qualche cosa, dei monosillabi, intanto che lei gli passava soavemente una mano sui capelli; poi a un tratto, con un impeto di desiderio, la prese. Uno scontento rimaneva in lei: non era questo che voleva; ella sentiva il bisogno di buone parole, di proteste sincere, di giuramenti teneri; e non ne otteneva. Poi, degli argomenti dimenticati le tornavano alla memoria; avrebbe dovuto dirgli: «Come puoi dire che non m'hai voluta, se m'hai domandata tu stesso? Chi ti forzava? C'era qualcuno che t'appuntava una pistola al petto, quando mi domandasti se ti volevo?...» Però, malgrado tutto, la speranza tornava a fiorirle nel cuore, le tristi visioni si dileguavano; e la sera della beneficiata della Fumagalli, per dargli una prova della sua rinata fiducia, ella lo pregò di andar fuori.
— No; preferisco restare... — rispose lui, passeggiando di su e di giù per la stanza.
— Fammi questo piacere:... Va' fuori un poco, al circolo, a vedere i tuoi amici... Poi mi dirai che novità si narrano... Fammi questo piacere; starai fuori un'oretta; io t'aspetterò in piedi...
Si lasciò finalmente persuadere. Tornò a mezzanotte, quando la scappata delle carrozze annunziava la fine della rappresentazione. Ella lo aveva aspettato di minuto in minuto, rifiutandosi di credere che fosse al teatro, e quando Guglielmo entrò nella camera di lei, a chiederle come si sentisse, gli rispose:
— Meglio, grazie. Tu sei stato a teatro?...
— Sì, un momento...