Ella si morse le labbra, chiudendo un poco gli occhi. Poi disse, disinvoltamente:
— Una bella serata? Molti applausi?... molti regali?...
— Così, discreta...
Vi erano quelli di lui, fra i regali: ella ricevette il domani un giornaletto satirico, il Ficcanaso, che alludeva agli omaggi raccolti dalla Fumagalli presso le corti estere, specialmente dallo czarevitch... Lesse quelle righe tremando, con la vista intorbidata, sentendosi divenuta la favola di tutta la città, aspettando di leggere un'allusione a sè stessa... Lo sconforto tornava ad abbatterla, tutto sarebbe stato inutile: le recriminazioni come il perdono, l'odio come l'amore. Che cosa dirgli? Perchè tentare ancora di ricondurlo a sè? Adesso, ella era preparata a tutto, s'aspettava uno scandalo pel giorno in cui la compagnia sarebbe andata via; era sicura che egli l'avrebbe seguita o che l'avrebbe raggiunta.
Con suo grande stupore, Guglielmo restò. E prevedendo il peggio, credeva di respirare sapendo oramai rotto quell'intrigo. Però, dacchè la compagnia era partita, egli si mostrava più brusco, più duro, la trattava con minori riguardi. Se ella si vestiva pel passeggio o per le visite, egli gettava un'occhiata sulla toletta di lei, osservando;
— Come ti vesti male!... Ti metti come una contadina...
— Ti pare?... — rispondeva ella, fingendo di prender la cosa con indifferenza e continuando a guardarsi allo specchio.
— Le contadine fanno di questi sfoggi di colori!... Ma non li vedi, i figurini?... Non vedi come si vestono le altre?... Ma già, poveretta, la colpa non è sua; chi doveva formarle il gusto, in quella bicocca dove è stata educata?...
L'amor proprio di lei sanguinava, e in quel preciso momento che egli la denigrava, le tornavano alla memoria tutte le lodi che aveva raccolte in società, da Toledo, da Basile, da tutti: «Come siete elegante!... Dopo aver visto voi, non si può guardare più nessuna!... Siete la Dea dei nostri salotti!...»
Più dei tradimenti, la ferivano i suoi sarcasmi; e adesso ella vedeva tutti i suoi difetti; la sua leggerezza, la sua ignoranza, la sua ridicola vanità. Se discendeva da una stirpe reale, era molto degenerato! Quella nobiltà del sangue non riscattava la volgarità dell'animo, il vuoto della mente! E si proponeva di non curare le sue derisioni; ma quando egli la pungeva più duramente, si voltava un poco verso di lui, chiedendo: