— Adesso sono una contadina, eh?... E quando mi trovavi graziosa, elegante?

— Io?... — esclamava Guglielmo, come cascando dalle nuvole.

— Tu, sì; precisamente tu... Quando mi dicesti, a Misilmeri, sulla terrazza: «Come sei bella, stamani!...»

Allora egli alzava le spalle, con una smorfia di noncuranza.

— Ah, era questo?... Sì, te lo dissi... perchè in quel momento avevi la bellezza dell'asino... La sai qual è, la bellezza dell'asino? Adesso vorrei sapere a che cosa mi servi? Non sei neppur buona a fare un figliuolo!...

Era forse la vera disgrazia. Nei primi tempi, ella non si era molto lagnata della mancata maternità, parendole che fosse borghese divenire incinta appena maritata; adesso riponeva le sue speranze su questo; ma che colpa aveva ella? E quando capitava l'occasione, l'altro non mancava di vilipenderla.

— Già, prima di tutto, sei nana... Io domando come puoi prendere sul serio i complimenti che ti fanno, quando chi ti vede dice subito: «Oh, la nana!...»

Ella avvampava tutta; era il difetto che meno poteva sentirsi rimproverare; e intanto Guglielmo continuava, freddamente:

— Poi, sei bionda fadasse...

— Oh! oh! — protestava allora, vivacemente. — Io ho sempre sentito che il tipo classico della bellezza è biondo...