Egli rispose, subito:

— Volete fuggire con me?

— Ah! ah! ah!...

— Perchè ridete?... Non sapete che siete il primo, l'unico dei miei pensieri?...

Non potè aggiungere altro, nel rimescolio della folla che li separava; ma ella passò tutta una notte pensando a quella dichiarazione. Sì, le piaceva di averlo innamorato! le piaceva che qualcuno pensasse a lei, che la desiderasse, che le dedicasse tutto sè stesso. Ora egli diventava il suo cavalier servente, dipendeva da un suo cenno, si precipitava a comunicare i suoi ordini, a prenderle qualche cosa di cui ella aveva bisogno; in chiesa, la domenica, custodiva le sue seggiole, nel posto da lei prescelto, le offriva l'acqua benedetta sulla punta delle dita... e, accanto alla pila, ella lo vedeva trasformarsi in Mefistofele, tutto rosso e nero, con delle ciglia a virgola. Ma correva ella pericolo? No, certamente; ne era più che sicura. Pure, certe notti, non prendeva sonno, pensando a lui, trovando un certo fascino nella sua fisonomia, raccogliendosi in tutta la persona con dei sorrisi muti... Spesso, tardava a riprender sonno, provava delle sensazioni indefinibili, uno strano malessere. Durante quelle ore di veglia, aveva udito, qualche volta, dei rumori soffocati, come di usci aperti con precauzione. Non ci aveva badato, quando una notte intese un passo allontanarsi dalla camera di suo marito. Un lampo le attraversò lo spirito: scese nuda dal letto, andò in punta di piedi fino alla camera di lui: la porta era dischiusa, il letto vuoto. Subitamente, si rammentò di certe occhiate che egli aveva rivolte alla sorella del fattore, di certe parole tra scherzose e serie che le aveva dette. Adesso scendeva fin lì! adesso le faceva l'affronto supremo di cercare un'altra donna sotto il suo stesso tetto! e quale donna?... Il domani, ella guardò per la prima volta quella Carmela che vedeva da un mese: non aveva visto ancora che fosse tale da provocare un desiderio... Non provava nessuna gelosia, era semplicemente nauseata, offesa nel suo orgoglio di donna, vedendosi messa a paro con quella femmina. Una femmina! suo marito nelle braccia di colei! Non lo capiva, non poteva ammetterlo. Si sarebbe sentita avvampare dalla vergogna se avesse dovuto rimproverargli di preferirle colei. Bisognava fingere di non saper nulla, cogliere un pretesto per andar via, in modo che nessuno, neppur lui, sospettasse il vero motivo.

E Sampieri si faceva più insistente, le prendeva di nascosto una mano, vi stampava baci di fuoco. Una volta, andato a Palermo, le venne a dire qualche cosa che la colmò di stupore: Toscano era divenuto l'amante di Giulia Viscari.

— Taccia! — ingiunse ella. — Non permetto che si calunnii in mia presenza una amica!

— Ma se è la verità!... Crede dunque che una donna come la sua amica possa contentarsi d'un marito come quello?...

Ed egli perorava la sua propria causa, le si metteva arditamente vicino. Ella lo allontanava, si mostrava crucciata. La sua propria virtù era tanto più meritoria, in quanto se ella avesse dato un convegno a quell'uomo, avrebbe usato del suo diritto di rappresaglia!... No, non era virtù; tornata a Palermo, paragonandolo mentalmente agli altri uomini che adesso aveva sotto gli occhi, ella formulava nettamente il proprio pensiero: sarebbe stato un peccato cadere per lui: ella valeva di più!...

Inaspettatamente, la sua imaginazione si gettò sopra un'altra via; qualche cosa avveniva in lei che le dava una gioia superstiziosa; ella era madre! era stata la sua creatura che l'aveva salvata! Adesso, non aveva pensiero che non fosse per la sua bambina — doveva essere una figliuoletta, già la scorgeva in sogno, tutta vestita di bianco!... Delle notti, non chiudeva occhio, rappresentandosi la nuova vita che si sarebbe schiusa per lei, pensando al modo con cui suo marito avrebbe accolta quella notizia che non si risolveva a dargli come per castigarlo dei dolori che le aveva procurati.