Egli, quasi avesse compreso il motivo pel quale era tornata più presto in città, ricominciava a punzecchiarla, a metterla in caricatura per le sue pose, giacchè ella, sentendo adesso crescere quei sintomi, aveva dei momenti d'abbandono, delle smanie senza causa, o delle astrazioni profonde, durante le quali smarriva quasi il senso della realtà esteriore.
— Cosa fai?... A che pensi?... Non hai nulla da fare?...
La voce di lui la scuoteva ad un tratto. Egli gironzava per la camera, ficcando il naso da per tutto, e se vedeva dei libri, esclamava:
— Ti rimpinzi il capo di sciocchezze, eh? Non ti bastano quelle che già vi hai!... Cosa sono, romanzi?... Lo dicevo io!...
— Che faccio di male?
— Nulla! Nulla di male e nulla di bene! Sei un essere perfettamente inutile! Che tu esista, che tu non esista, è lo stesso. Senza infamia e senza lode!...
E un giorno aveva ripresa l'antica lamentazione:
— Non sei neppur buona a far figliuoli!... Neppure questo!... Se avessi presa una donna qualunque, almeno m'avrebbe dato un erede...
Ella lo guardò, battendo un piede, indugiando a rivelargli la sua scoperta, cercando un'espressione adatta; ma egli riprendeva, gettando una rapida occhiata sulla persona di lei:
— Già, come potrebbe farlo?... Dove lo metterebbe?... Bella razza vorrebbe essere! E certo che i miei figli non sarebbero granatieri!