Ella non protestò. A poco per volta Antonietta le narrava il suo romanzo, il grande amore della sua vita: un conte veneziano, discendente dai Dogi, ricchissimo, che possedeva non so quante ville, una delle quali aveva messa a sua disposizione; poi, le gelosie del marito, certe scalate di notte, per mezzo di corde di seta; delle lettere anonime, la denunzia d'un segretario che s'era innamorato di lei; un seguito di avventure che ella ascoltava a bocca aperta, credendole tutte, con la secreta mortificazione della propria inesperienza che non le suggeriva nulla da raccontare a sua volta. Poi le confidenze dell'altra si erano fatte più intime: aveva avuto un altro amore, prima di maritarsi, suo marito non l'aveva trovata ragazza; ma neanche lui aveva aspettata la cerimonia nuziale... Allora, s'era messa ad enumerare altre cose: quello che gli amanti pretendono, le sensazioni che essi procurano...

Tutto questo l'aveva leggermente nauseata; udendo parlare l'amica dei suoi antichi amori con un tono di voce tranquillo, anzi con una specie di lieta compiacenza, ella si diceva che colei doveva essere molto leggiera, per non commuoversi al ricordo degli uomini dai quali era stata amata, per restare così indifferente dinanzi all'evocazione della sua vita sentimentale. Ma se ella avesse amato, se fosse stata amata, solo la morte avrebbe potuto cancellar dal suo cuore le memorie d'un grande affetto!... L'invidia secreta per le fortune delle altre donne si temperava allora col sentimento della propria superiorità; ella sentiva che esse meritavano il severo giudizio del mondo. Però, fuori della colpa, nella santità del matrimonio, la passione non avrebbe potuto esistere? Mondini, uno degli avvocati di casa Duffredi, aveva preso in moglie una cugina: come l'amava! Ella era stata un giorno a trovare la giovane coppia, in una casetta di campagna, nascosta tra gli aranci sulla via di Monreale; era tornata via tutta rimescolata: Mondini, cogli occhi umidi, non aveva parlato d'altro che della sua felicità, dell'adorazione che aveva per sua moglie; a un certo punto, senza curarsi della presenza d'un'estranea, le aveva messo una mano sui capelli e l'aveva baciata in bocca...

Precisamente come suo marito!... Egli era adesso più freddo di prima: aveva assunto con altri amici l'impresa del teatro di musica, rimettendoci quattrini a palate, per fare il pascià in mezzo alle cantanti e alle ballerine; e tutto il giorno se ne stava con dei giovanotti scapoli, con le combriccole di viveurs, di coureurs de femmes, con tutti coloro ai quali venivano raccomandate le donnine allegre di passaggio e che se le passavano di mano in mano... Ella cercava di rifarsi col suo bambino; ma questo diventava ogni giorno più irascibile e sembrava nutrire un'avversione per lei. Col padre, che gli lasciava fare tutto quel che voleva, stava volentieri; con la zia Carlotta che lo guastava peggio, era tutto sorrisi e battute di mani; se lei lo prendeva in braccio, la picchiava sul capo, le graffiava il viso, le afferrava il naso, le strappava i capelli, si torceva come un serpe, rosso quasi stesse per iscoppiare, e non si chetava se non quando tornava con la balia o con Stefana.

I giorni di lei passavano monotoni, vuoti, o pieni soltanto di fantasticaggini, di rimpianti, di aspettative vaghe e sempre deluse che accrescevano la sua irrequietezza. Le distrazioni che un tempo aveva amato adesso la tediavano; sentiva che mancava uno scopo alla sua vita, e un'oppressione insoffribile, atroce, l'accasciava all'idea che gli anni passavano, che il tempo volava... La gioventù! la stagione più bella della vita! la stagione che non sarebbe tornata mai più!... E dei sorrisi d'amarezza le spuntavano sulle labbra.

Un giorno era così, sola, nel suo salottino dalle cui finestre socchiuse filtrava una scarsa luce, quando Guglielmo rientrò, insolitamente presto.

— Ti conduco una vecchia conoscenza, — disse.

Un altro che era con lui s'avanzò. Nella penombra, ella non distingueva i suoi tratti.

— Non mi riconosce?...

— Accardi!... — esclamò, sollevandosi e tendendogli una mano. — E come a Palermo?... Da quando?...

— Per affari, appena da ieri l'altro.