S'era alzata, liberandosi da lui.

— È troppo tardi... io non posso ascoltarvi!... Qualunque sia lo stato dell'animo mio, ho dei doveri: bisogna che io li adempia, a qualunque costo.

— A costo del vostro cuore, a costo della vostra felicità?

— A qualunque costo!

Ella si lasciò ricadere nel suo cantuccio. Vide che egli si stringeva la fronte tra le mani; a un tratto le tornò dinanzi.

— Ebbene, sia... ma lasciatevi amare, se non mi amate!... non è un delitto questo!... Voi non potete impedirlo!...

Era il suo sogno: un amor puro, un affetto secreto che occupasse l'anima, che illuminasse la vita.

Ella taceva, dicendo di sì col pensiero. Così egli non partiva, tornava ancora a trovarla, a ripeterle delle parole di fuoco quando erano soli, a dirle con lo sguardo: «Vedete a chi vi sacrificate?» quando Guglielmo, non prendendosi più soggezione dell'amico, si rivelava qual'era. Le baciava la mano, tentava di abbracciarla: ella gli sfuggiva, mettendolo a posto con una parola, godendo del dominio che esercitava su di lui, inebbriata dalla passione che aveva destata, dagli stessi pericoli che correva, impedendogli di continuare quand'egli si faceva troppo insistente, ma aspettando sempre che ricominciasse.

Ella si domandava: «Cadrò?...» e al pensiero colpevole, all'idea del peccato, chiudeva gli occhi, giungeva le mani: mormorando: «No, no!...»

Una volta ella aveva il suo bambino in braccio; come si mise a baciarlo lungamente, egli disse: