— Questa è la famosa dote!... Sono più le noie che altro!... Capisci?... Perchè tu non te ne venga con la tua famosa dote!... Imbroglione ed intrigante! Gli puoi esser grata, a quell'intrigante di tuo nonno!.. Già, la colpa è mia, che mi son lasciato mettere nel sacco!...
Lo sdegno le ribolliva in cuore, nondimeno taceva, soffriva, lo lasciava dire. Avrebbe voluto minacciarlo, confonderlo con la rivelazione dei propri meriti; ma non diceva nulla, disgustata, insofferente di vederselo dinanzi, non sperando altro che di esser lasciata in pace. A poco a poco, l'infelicità di quella sua condizione veniva conosciuta da tutti; ella stessa, senza lagnarsi apertamente, senza riferire i suoi motivi di dolore, faceva comprendere agli intimi lo sconforto in cui viveva. Tutti la compiangevano; alcune le dicevano:
— Voi siete una santa!... Un'altra al vostro posto gli avrebbe reso pan per focaccia...
Con Giulia, era più espansiva; le narrava quel che suo marito le faceva soffrire, le esortazioni interiori che ella rivolgeva a sè stessa.
— Che fare? Urtarlo di fronte? ribellarmi?... È peggio ed inutile!.... Andarmene? e come? per far che? con un bambino, un innocente che c'è di mezzo? Domando al Signore di darmi forza! lo lascio dire, lo lascio fare, lo evito... purchè mi rispetti...
Giulia le dava ragione, si lagnava ella stessa della condizione disgraziata che la società faceva alle donne. Toscano cominciava forse a trascurarla?
Ella lo aveva visto spesso vicino a una signora di Girgenti, la baronessa Cannetto, venuta a stabilirsi a Palermo: una donna matura, ma libera, sul conto della quale si dicevano tante cose e che molti uomini circondavano. Guglielmo glie l'aveva presentata, quasi forzandola a trattarla.
— Per questa qui non ci sono difficoltà? — aveva osservato lei, in tono leggermente ironico, ma senza secondo pensiero.
E un giorno, quando un'intimità s'era stretta fra loro, la zia Carlotta le disse;
— Non ti far vedere troppo con quella donna.