Anche questa! Questa con le altre!... Ed ella si ripiegava ancora su sè stessa, inghiottiva l'amaro, rinunziava ai lamenti sterili, ridicoli ed umilianti. Non metteva alla porta quella smorfiosa, la riceveva, le restituiva le visite, studiando il suo contegno, misurando la sua falsità. Con la bocca chiusa, il collo un poco piegato, colei le prodigava elogi, dimostrazioni d'amicizia, la chiamava amorino mio, la baciava in viso! Ella sentiva la tentazione d'incrociare le braccia, di guardarla bene negli occhi, di dirle, lentamente: «Spudorata, a chi vuoi darla a intendere con le tue smorfie? Come hai il coraggio di comparirmi dinanzi?...» Quarant'anni? Ma doveva averne di più. Sotto la veletta, sotto la cipria, si potevano contare le rughe! Le mani con le dita cariche di anelli sfolgoranti facevano pietà! I capelli dovevano esser tinti! Ed era costei che le preferiva! Che cosa aveva dunque, che cosa sapeva fare, per sedurre ancora gli uomini?... Ma non era piuttosto per l'attrattiva del nuovo, del diverso, del frutto proibito, che suo marito preferiva quella vecchia a lei, giovane e fresca, ma saputa e risaputa? Non era il desiderio del nuovo, del diverso, del frutto proibito che metteva in lei stessa un'irrequietezza, uno scontento, una febbre intermittente di cui Sampieri ed Accardi avevano provocato due assalti?... V'era della gente che conosceva le delizie della passione, il sapore del mistero, l'emozione del pericolo! Pericoli, spasimi, torture, tutto era seducente, tutto dava valore all'esistenza! Tutto era compensato dalle ebbrezze divine, dalle estasi misteriose... Sognandone ad occhi aperti, languendo di desiderio, restava lunghe ore immobile sopra una poltrona, o a letto; a un tratto, si sollevava protendendo il busto, offrendosi, come se un essere presente ed invisibile, come se un fantasma, come se l'aria potesse abbracciarla, porgendo l'orecchio come se qualcuno mormorasse delle parole d'amore. Sola nella sua carrozza, si stringeva in sè stessa, imaginando di avere una persona cara al fianco, di far sentire a questa persona il proprio corpo, freddolosa e innamorata. Se incontrava delle donne sole procedenti a capo chino lungo i muri, supponeva che tornassero da un convegno d'amore; gli uomini vi correvano, e tutti avevano un secreto compenso alla volgare monotonia della vita. La felicità degli altri faceva la sua infelicità: ella non avrebbe mai conosciuto i palpiti e i delirii che aveva provati in sogno! Eppure, si sentiva un cuor tenero e forte, una fede viva e profonda: nessuna di quelle altre le pareva altrettanto degna d'amore quanto lei stessa. Si giudicava capace d'una passione grande, immensa, imperitura: l'aspettava, l'affrettava... Poichè suo marito veniva meno a tutti i suoi doveri, non era ella sciolta dai proprii? A che cosa era tenuta verso di lui? Ognuno avrebbe preso per la sua via; dinanzi alla gente sarebbero rimasti uniti, salvando le apparenze, come ella aveva letto che si faceva nelle grandi famiglie aristocratiche, a Parigi, a Londra. Non le importava più nulla degli intrighi di suo marito; era tacitamente inteso che ognuno riprendeva la propria libertà.
Una volta, rientrata tardi dopo aver fatte molte visite, il cameriere le disse:
— C'è stata la baronessa Cannetto.
Ella rispose tranquillamente:
— Va bene... Le hanno detto che non c'ero?
— Non so... credo di no, perchè è salita... l'ha ricevuta il signor cavaliere...
— Ah!...
Ella si morse le labbra. Ancora quest'altro affronto!... Però la sua maggiore irritazione era contro sè stessa, che non restava indifferente come aveva giurato. Il domani, nel suo salotto, chinatasi a raccogliere il tagliacarte cadutole, vide qualche cosa per terra, accanto al poggia-piedi. Una forcina da capelli... una forcina non sua, come ella non ne aveva portate mai!... Tutto il sangue le montò al viso; rapidamente, senza un istante di esitazione, andò in camera di suo marito.
Egli leggeva un giornale, fumando, sdraiato sopra una sedia a dondolo. Gli disse, freddamente:
— Un'altra volta, quando riceverai in casa mia le tue ganze, procura che non dimentichino nulla.