Tutte le volte, però, che egli minacciava una dichiarazione, ella lo interrompeva, gli chiedeva notizie di sua moglie: «Sta bene?... E quando verrà?...» per rammentargli i suoi doveri, per fargli comprendere che quel linguaggio gli era interdetto. E con un senso di trionfo, vedeva che quelle allusioni lo imbarazzavano, turbavano la sua correttezza anglosassone, finivano quasi per irritarlo.

Finalmente la contessa arrivò: una bruna, alta, magrissima, senza petto, con due occhioni enormi, inquieti, febbricitanti; d'una eleganza indefinibile, originale, capricciosa e chifonnée. Ella si era legata con la nuova venuta, le aveva reso nei primi tempi tutti i minuti servigi che si debbono ai forestieri, mettendo a sua disposizione la propria carrozza, facendole da guida per la città, accompagnandola nel mondo. La contessa le dimostrava la propria gratitudine, confidandosi con lei, dicendo che trovava Palermo una bella città, ma che vi stava a malincuore, perchè aveva lasciato altrove la miglior parte di sè, perchè suo marito era per lei da tanto tempo un estraneo. Un giorno si erano chiamate di tu; ora ella la considerava come un'intima amica. Il conte, traendo profitto della frequenza dei loro incontri, insisteva nella sua corte, nelle sue allusioni; ella lo lasciava dire, sedotta da quella condizione drammatica, dalla lotta che imaginava si combattesse in sè stessa fra il rispetto che doveva all'amica e la simpatia sempre più forte che l'uomo le ispirava. Però, quando la contessa si lagnava della propria solitudine, ella la confortava:

— Ma tu hai accanto tuo marito! un marito che tutte t'invidiano! che è il cucco delle nostre signore...

L'altra alzava le spalle, affondava il capo nella touffe di tulle che portava sempre annodata intorno al collo esile.

— Te lo regalo... lo vuoi?...

Egli, come la capitava sola, riprendeva con maggiore insistenza:

— Avete giurato di farmi dannare?... Perchè siete così?...

— Così, come, di grazia?

— Così tentatrice, così diabolica, così divina?... Sorridete, sì; sapete che per un vostro sorriso qualcuno darebbe la vita?

— Ah! ah!... — ella rideva, di cuore. — Ma sa che lei è di pessimo gusto?... Ha sua moglie vicina, che vale tanto più di me...