— Basta! — esclamava lei — non voglio saper nulla, non voglio nausearmi...
— Ma la vita è così!
— È molto brutta, convenitene...
— Bisogna conoscerla!
E le parlava delle donne che aveva avute: analizzava la loro bellezza, entrava in particolari intimi, faceva dei paragoni con lei, riferiva le fantasie, le stranezze che avevano avute alcune, le sensazioni che gli avevano procurato altre: una corsa di notte, in islitta, a Bucarest, sotto le pelliccie, in un deserto di neve; la visita fatta con la moglie del suo ambasciatore a un museo secreto... Le mandava dei libri, dei romanzi; ogni volta erano più arditi, più liberi. Ella si sentiva prendere insensibilmente, malgrado il proposito di resistergli. Fingeva di non comprendere le cose che le diceva, gli restituiva quei libri senza parlargliene, pensando così di non compromettersi; ma si sentiva tutta inerme dinanzi a lui, sedotta dall'idea ch'egli la desiderasse, vedendosi messa per questo solo a paro con tutte quelle donne più belle, più ricche, più nobili; presa certe volte, repentinamente, dalla folle tentazione di sentirsi giudicar tutta da un conoscitore suo pari... E una soggezione la vinceva, pensava intimidita che egli doveva trovarla molto provinciale; aveva paura, lei così padrona di sè, di commettere delle gaucheries. Egli era vissuto nel fasto delle Corti, conosceva i secreti delle alcove regali!... Però, come si faceva più ardito, ella lo scostava:
— No, è inutile!... Vostra moglie mi è amica... non la tradirò mai!...
— Tradire? No, non la tradirete...
Ella rovesciava il capo, lasciava pendere un braccio, oppressa, turbata, intanto che egli le alitava in viso, mormorando:
— Non c'è bisogno di tradirla...