Era stata una corruzione sottile, lunga e sapiente, una febbre malsana, la profanazione dei suoi sogni d'amor forte, schietto e trionfante. Non aveva amato quell'uomo, era stata ubbriacata da lui. Durante il torpore in cui i suoi sguardi e le sue parole l'avevano immersa, ogni tentativo di rivolta era stato soffocato dall'idea della propria ignoranza, dall'esempio delle altre, dall'ansietà di sapere, fin quando quell'uomo era andato via com'era venuto, da un giorno all'altro, portandosi qualche cosa di lei, del suo pudore, del suo candore, lasciandole in fondo all'anima, con un amaro disgusto, un'irrequietezza scontenta e come il bisogno d'una purificazione, d'un ideale lavacro.
L'improvvisa decisione di Guglielmo di partire per la capitale operò in buon punto una diversione nello spirito di lei. Il marchese stava sempre male, ma egli stesso aveva consigliato loro di andar via, per mettere un freno alla prodigalità pazza del nipote, che restando a Palermo, in mezzo alla Società abituata a vedere il suo lusso, non avrebbe mai saputo frenarsi. Il bambino era affidato, pel momento, alla zia Carlotta ed a Stefana.
I preparativi della partenza, le visite di congedo, il viaggio, la distrassero; ella era piena di vaghe fantasie, di aspettazioni indecise, cercava di rappresentarsi quel che le sarebbe accaduto in quella nuova fase della sua vita che stava per cominciare. Nei primi giorni di Roma, dinanzi alla folla sconosciuta, con l'oppressione d'un inverno rigido, non trovò che delle crisi d'angoscia muta e sconfinata. Poi, come lasciarono l'albergo per un quartiere piccolo ma grazioso, in via del Tritone, le cure dell'assestamento l'occuparono; a poco a poco la vita della capitale la travolse. Aveva cominciato per andare in casa di Mazzarini, il ministro siciliano legato con suo nonno da un affetto quasi fraterno; le sue conoscenze, lì, si moltiplicarono rapidamente. I salotti del ministro erano molto frequentati da uomini politici, da alti funzionarii, da ufficiali; non v'era però l'alta aristocrazia, le grandi dame fra le quali ella si struggeva di prendere posto. Una sera, si vide guardare da un giovane alto, magro, coi capelli bruni, i baffetti biondi. Malgrado gli anni trascorsi, lo ravvisò subito; il deputato Arconti, che aveva incontrato durante il suo viaggio di nozze. Avvicinatosi alla padrona di casa, egli le venne incontro insieme con lei.
— L'onorevole Arconti... — cominciò la Mazzarini.
Ella stava per dire qualche cosa; l'altro la prevenne:
— Io non so più se ella si rammenta che ebbi già l'onore di esserle presentato, cinque anni addietro...
— Ma sì, rammento benissimo...
— Il giorno dell'inaugurazione della legislatura passata, all'albergo di Milano...
Questa precisione di ricordi da parte d'una persona che doveva conoscere tanta gente la stupì un poco. Voleva dunque dire che ella gli aveva lasciata un'impressione speciale?... E intanto che egli parlava della Sicilia, del suo desiderio di andarvi, d'un giro che prossimamente vi avrebbe fatto in missione parlamentare, ella lo guardava, cercando di scoprire l'intimo pensiero di lui dietro alle sue parole rapide e calde, dietro al suo sguardo scintillante, penetrante, irresistibile. «Gli piaccio!...» si diceva; «che effetto produco su lui!» Ed ella restava piena della sua figura, della sua voce. Non era bello, ma pieno di simpatia, col fuoco che lo animava, con la schiettezza buona che traspariva dai suoi occhi vivaci. Un interesse che non voleva ancora confessarsi la induceva a parlare di lui, a chieder notizie intorno alla sua persona ed ai suoi casi. Così venne a sapere che egli apparteneva ad una nobile famiglia lombarda, ma che, alla Camera, sedeva verso l'estrema sinistra. Un gran dolore gettava un'ombra nella sua vita: fidanzato a una bella fanciulla, gracile e delicata, nel cui petto un germe mortale aveva già cominciato secretamente la sua opera distruttrice, egli era stato spettatore d'un'agonia straziata in entrambi dall'idea della felicità perduta sul punto che stava per essere raggiunta. Dicevano che il giorno in cui la poveretta s'era spenta, avean dovuto strappargli a viva forza il suo revolver, perchè egli non voleva sopravvivere alla creatura adorata. Era stato sul punto d'impazzire, poi aveva viaggiato lungamente; di ritorno in patria, s'era buttato alla politica. Possedeva una coltura brillante, era un oratore irresistibile, una natura di fuoco. Ella si lasciava vincere da una curiosità irrequieta, si chiedeva se quell'uomo potesse amare ancora, studiava il senso della premura con cui s'era fatto ripresentare. Aspettava che venisse a trovarla; lasciò invece una carta. Però lo incontrava sempre dalla Mazzarini; ed egli le si metteva vicino, le parlava a lungo: delle conversazioni attraenti, nelle quali il giovane mostrava una rispettosa deferenza per tutte le opinioni di lei. Ma come ella manifestò una sera il desiderio di assistere qualche volta alle sedute della Camera, egli protestò:
— No! no!... Non ci venga!...