— Perchè?

— Perchè quell'ambiente falso, vecchio, ammorbato, è letale per tutto ciò che è grazia, freschezza e serenità... Perchè gli sguardi fatti per contemplare le cose belle, tutto ciò che riluce e sorride, non si debbono perdere in quel limbo tristo!...

— Lei intanto ci vive.

Egli tacque un poco; poi rispose, piano:

— Io seguo i precetti della medicina omeopatica: curo la tristezza con la tristezza.

Ella pensava: «Se quest'uomo mi amasse? Lo amerei anch'io?...» Non si rispondeva, però una gaiezza insolita le metteva dei muti sorrisi sulle labbra; si diceva: «Qualche cosa nascerà!...»

Gli aveva detto che era in casa tutti i martedì: e il martedì seguente che ella era sola, con un libro chiuso fra le mani e il pensiero rivolto a lui, venne a trovarla. Vi era, nella sua voce sommessa, qualche cosa di turbato intanto che le parlava ancora della Sicilia.

— E lei è nata proprio a Palermo?

— Io sono fiorentina!

Ascoltava intento le spiegazioni che ella gli dava sulla propria famiglia; la interrompeva di tratto in tratto per chiedere qualche cosa, dei minuti particolari.