— Io andrò presto in Sicilia... Ma, fanciulla, dove è vissuta?
— A Milazzo.
Si sentì intenerire all'idea che egli pensasse al suo passato di giovanetta, udendogli pronunziare quella parola: fanciulla, in cui le era parso di sentire come una blanda carezza.
La conversazione durò ancora un poco; quando egli fu andato via, ella restò con un certo senso di disinganno, come se qualcosa d'aspettato non fosse avvenuto. Voleva dunque che le cadesse ai piedi? Ella scherniva la fretta da cui la propria imaginazione era presa; però aveva la certezza di non essergli indifferente. E un gran signore romano, il principe di Lucrino, che le avevano presentato in casa Varconati, la guardava a lungo anche lui. Era un altro tipo: non s'occupava d'altro se non di sport, voleva fare la vita dell'allevatore: ogni giorno alle sette del mattino saliva sopra un due-ruote e fino alle dieci addestrava un cavallo, col bavero del paltò sul collo, un plaid sulle ginocchia e grossi guanti alle mani. Poi andava a far colezione, e subito dopo riprendeva a guidare fino alle quattro. Assisteva alla ferratura degli animali, faceva mettere sotto i propri occhi la biada in macerazione, e comprava lui stesso gli arnesi occorrenti nella scuderia. I suoi amici lo mettevano un poco in canzonatura, contestavano la sua competenza. La sua conversazione era molto limitata: razze, corse, premii, allevamenti. Tutte le volte che egli la incontrava, l'osservava da capo a piedi, con l'occhio avvezzo a giudicare le belle forme dei nobili animali. Ella discuteva tra sè le qualità di quest'altro. Non aveva l'ingegno e la cultura del deputato, ma un nome più sonoro, una più alta posizione sociale e la passione per quella vita di signorili passatempi alla quale ella stessa si sentiva portata. Egli poteva dare l'ebbrezza dei successi mondani; l'altro parlava alla mente ed al cuore. L'amor proprio di lei era solleticato da quei desiderii destati in due uomini appartenenti all'élite della capitale. Del resto, la sua bellezza, le sue doti intellettuali le procuravano da per tutto l'accoglienza più lieta. Le restava di andare a Corte: la Mazzarini s'era incaricata delle pratiche occorrenti.
Ella studiava attentamente gli usi della società, per correggere i provincialismi dei quali poteva essere attaccata. A Palermo, nel suo giorno, il cameriere annunziava le visite: vedendo che dalla principessa di Castrano questo non si faceva, diede ordine di smettere. Alcune signore ricevevano coi guanti, altri senza: ella li lasciava da parte, perchè s'ammirasse la sua mano; e quando arrivavano delle lettere d'amiche, le fiutava prima di leggerle, per sapere quale profumo era più in voga.
Venne anche il principe a trovarla. Come ella aveva visite, dei Siciliani di passaggio, fu tutta lieta di mostrar loro che relazioni avesse stretto. Per far parlare il principe, avviò il discorso sul suo tema favorito, chiedendogli delle notizie e degli schiarimenti. Egli descrisse capo per capo la sua scuderia, annunziando che il suo Rataplan era già iscritto a Palermo per la riunione di fine marzo. Parlava con una voce molle, strascicata, da prete.
— Ma coi nostri fantini!... In Francia, fantini e trainers sono tutti inglesi; solo in Germania, a Francoforte, ho visto fantini tedeschi. Ogni ottobre, i Francesi fanno delle corse di prova: bisogna vederli, sembrano altrettante scimmie a cavallo...
— Del resto, l'Inghilterra è la patria dello sport...
— Però, vi sono buoni allevatori anche in Francia. Adesso non solo battono gl'Inglesi che vengono da loro, ma vanno a contendergli il campo fino a Londra. Cominciò Gladiateur, il primo francese vincitore del Derby. Un cavallo! Arricchì il proprietario ed il fantino, che scommisero tutto, anche quello che non avevano...
Non parlò d'altro. Ella faceva tra di sè un paragone fra questa e la visita del deputato, fra le impressioni diverse che i loro discorsi e i loro atteggiamenti le avevano lasciato. Le loro qualità erano assolutamente opposte. Ella antivedeva il momento in cui avrebbe dovuto scegliere; poi si domandava: «Perchè?» Non poteva accogliere egualmente gli omaggi di entrambi? Pensava dunque a cadere con uno dei due?... E la sua mente correva alle signore romane che erano cadute, di cui Aldobrandi le aveva narrato le avventure: la Triburzi che era con Gelli, la Respigliani che aveva fatto dei figliuoli col marchese d'Empoli, la Ferazzano che aveva abbandonato per Marino Cortona il conte di Borgia, il quale si era vendicato riferendo agli amici, in pieno Caffè di Roma, tutto quello che aveva ottenuto da lei...