Ella lo distinse confusamente.
— Chi parla?
— L'onorevole Stampini.
Si udiva solo un borbottio confuso. Il tema delle interpellanze era il lavoro delle donne e dei fanciulli, a proposito di un disastro accaduto in Romagna; ma gli oratori ascoltati non avevano ancora la parola. Degli onorevoli venivano ad ossequiare la Mazzarini, che li presentava all'amica, non lasciando di discorrere intorno ai progetti di legislazione sociale. Ella aspettava che venisse anche lui. Invece, dei campanelli elettrici squillarono, l'aula si popolò, i visitatori si congedarono.
— La parola è all'onorevole Bernardi.
— L'ex ministro, sai.... — commentò la Mazzarini — Ascolta che eloquenza!
L'oratore, circondato da un gruppo di colleghi, cominciò a parlare. Una voce fredda, studiata, delle parole che si spiccicavano una dopo l'altra, come per darsi il tempo di cercarle; ma dei periodi filati, interminabili, correttissimi. Ella si chiedeva, guardando verso il posto di Arconti: «Non m'ha veduta?...»
Il deputato sedette, fra un mormorio di approvazione. Sorse un altro, al centro. Ella cominciava a seccarsi; col buio crescente non si vedeva più nulla.
— Potrebbero accendere, però....
— È presto — rispose la Mazzarini che, non perdendo una sillaba dell'oratore, scuoteva tratto tratto il capo ed esclamava: — Non è vero!.. ci sono i documenti!... — chinandosi poi verso di lei, quasi a persuaderla del torto di quell'altro.