Dal banco dei ministri si udì un'interruzione; delle voci sorsero: «Domando la parola!...» e il presidente scampanellò.

Dopo un terzo discorso, s'alzò il ministro dell'agricoltura. Ella era disperata: Arconti non sarebbe venuto; la noia di quella seduta non avrebbe avuto più fine.

— Senti, senti!... — diceva la Mazzarini, interessandosi sempre più alla discussione.

Ma come il ministro ebbe finito, ella propose: — Andiamo via? ho da far qualche visita.

L'amica era già alzata, quando, nel mormorio confuso che seguiva il discorso, s'udì la voce del presidente che annunziava:

— La parola è all'onorevole Arconti.

Ella si sentì scuotere da capo a piedi; avrebbe voluto restare, ma per paura di tradirsi si contenne. Non udì che le prime parole di lui, la voce calda, vibrata, squillante, che arrivava diritto fino alla tribuna. Uscendo, il suo umor nero crebbe a dismisura, ella s'accusava d'impazienza, poi tentava di persuadersi che non gl'importava di lui, e ad un tratto si accorgeva dei passi giganti che la sua passione aveva fatto. Sul Corso accendevano i primi lampioni, e il cielo era ancora chiaro: la folla ingombrava i marciapiedi, le carrozze sfilavano a processione incrociandosi con la sua. Mentre l'amica parlava ancora di politica, ella pensava che se quell'uomo le avesse dette delle parole d'amore, gli sarebbe caduta tra le braccia. Perchè, invece, non s'era fatto vedere? Come non capiva?...

Quando tornò a casa e trovò la comunicazione della prima dama di Corte che annunziava l'udienza della regina per il 20 gennaio, non pensò più a lui. Chiedeva dei consigli, preparava la sua toletta, con un'ansietà febbrile, con un piacere misto ad una specie di paura, col sentimento che imaginava dovesse provare un soldato la vigilia d'una rivista, affascinata e turbata insieme all'idea di contemplar da vicino la maestà regale.... Come il momento s'avvicinava, la sua emozione cresceva; però, dalla carrozza della Mazzarini che saliva su al Quirinale, avrebbe voluto far sapere alla gente in qual luogo ella andava. E come in sogno, passava dinanzi ai soldati ed ai corazzieri, saliva su per lo scalone, attraversava la fila delle sale, rispondeva agli inchini dei cerimonieri, si trovava nel salotto dove le altre signore stavano ad aspettare. Ve n'era una, infagottata dentro una casacca inqualificabile, goffa ed impacciata.

— Chi è? — chiese all'amica.

— La moglie d'un magistrato; non rammento il nome.