— Anche loro potrebbero vantar dei diritti sulle Due Sicilie!

Tutte la guardarono. Ella rispose subito:

— Non abbiamo che i doveri di sudditi devoti!

Guardandosi intorno, ella ora pensava d'esser stata sempre in quella sala, non credeva di doverne andar via, e quando Sua Maestà si ritirò, le rimase un leggiero senso di rammarico, come per un bel sogno svanito.

Per dei giorni, il ricordo di quell'udienza l'occupò tutta; i giornali la citavano fra le dame ricevute dalla sovrana. La figura di Arconti si relegava al secondo piano, quantunque quegli stessi fogli le mettessero continuamente sotto gli occhi il suo nome, nel commentare il discorso da lui pronunziato alla Camera.

Dalla Mazzarini, un giovedì, se lo vide improvvisamente dinanzi.

— Le mie congratulazioni! — gli disse.

— Perchè?

— Pel successo del suo discorso. Ero alla Camera, lei non m'ha vista: aveva da badare a cose più importanti!

Al leggiero sarcasmo, egli rispose balbettando confusamente qualche parola. Non le levava gli occhi di dosso. Ella sapeva di star bene, si sentiva innalzata sulla folla anonima, assaporava il proprio trionfo. L'esaltazione la faceva provocatrice; sostenendo gli sguardi di lui, insisteva a chiedergli: