— Mi permette di scriverle?

Guglielmo si avvicinava; ella ebbe paura, e chinò gli occhi. Una lettera di fuoco, riletta ogni ora, custodita sulla propria persona; delle frasi inaudite che le tornavano a memoria, come una musica... «Il sogno sfrenato d'una mente in delirio è dunque compiuto?... Io v'ho detto senza morire che siete l'aspirazione dell'anima mia?... No, non ve l'ho detto ancora!... Sorriso del cielo, poesia del creato, nembo d'oro e di rose, io piego i ginocchi dinanzi a voi, sospirando... Una virtù nuova m'infiamma, la vostra grazia discende su me!...»

La sua cameriera, che le aveva data quella prima, le consegnò altre lettere, i giorni seguenti. Ella fingeva di lasciarle sulla toletta, dando a intendere che doveva consegnarle a qualche altro. Le leggeva quando poteva, a letto, in carrozza, nel bagno. Ve n'era una lunga, fittissima, in cui egli narrava la storia di quell'amore, la lotta combattutasi in lui prima di confessarlo, e un'altra brevissima, un biglietto dove non si conteneva che un pensiero, una imagine, una preghiera. «Un vostro rigo, una vostra parola, qualche cosa di voi, che emani da voi, che mi parli di voi, che mi faccia credere alla realtà di quanto m'accade...»

Ella aveva tentato di rispondergli; ma stracciava fogli sopra fogli, non riuscendole di conciliare l'espressione dell'amore coi consigli della prudenza. La domenica egli mandò due lettere, a distanza di poche ore. Voleva rispondergli di aver più riguardi, di non comprometterla; preferì di dirglielo a voce. Il tempo, fattosi orribile, le aveva impedito di andare al Pincio, dove si sarebbero certamente incontrati. Ogni giorno guardava il cielo, studiava il corso delle nuvole; il vento e la pioggia si alternavano di continuo. Il lunedì, come vi fu una tregua, andò fuori. Egli era all'angolo di palazzo Chigi, con altre persone; salutò profondamente. Però non venne al giardino, dove ella girò un pezzo spiando continuamente pei viali, aspettandolo. Non vi era nessuno; gli alberi nudi, sotto un cielo di cenere, mettevano una grande malinconia. Il dispetto del primo momento per esser lasciata sola, cedeva adesso all'imaginazione del conforto che un grande affetto doveva procurare contro le tristezze della natura e della vita.

Il domani, che era il suo giorno, ella fece una lunga toletta. Sarebbe venuto certamente, l'aspettazione le metteva la febbre.

La prima visita fu invece quella di una Americana che aveva conosciuta dai Mazzarini. Ella s'era messa a parlare inglese, con l'occhio alla portiera, aspettando di vederlo comparire. Si udì uno squillo di campanello; egli le venne incontro.

— Arconti, come va?...

Si sentì prendere tutta dalla mano di lui; però, dominandosi, fece la presentazione.

Egli pareva felice, parlava con grande vivacità, diceva delle galanterie alla straniera, ma guardando lei. Ella stessa recitava una parte, e quella commedia di salone le procurava un piacere mai provato, sedava l'agitazione del suo spirito.

L'Americana andò via. Allora egli le afferrò la mano, cominciò a divorarla di baci, mormorando rotte parole.