— No!... No!... Stia buono... potrebbe venir gente!...

— Amor mio!... Non è possibile!... Che tortura...

A un tratto la portiera si sollevò nuovamente: apparve, come piovuto dalle nuvole, il vecchio don Gaetano Linguaglossa. Repressa la sua violenta commozione, ella stese la mano al nuovo venuto.

— Sono a Roma da due giorni; la mia prima visita è per lei.

— Sempre amabile!... L'onorevole Arconti, il commendatore Linguaglossa...

Il vecchio lo squadrò con un'aria di stupefazione; poi disse, lentamente, compitando:

— L'onorevole deputato? — e stendendogli a un tratto la mano, glie la strinse forte — Oh, quanto piacere!...

L'altro non aveva detto nulla, mordendosi i baffi. Con degli sguardi supplichevoli, intanto che il commendatore spiegava il motivo della sua venuta alla capitale, ella gli diceva di aver pazienza, di non tradirsi. Però l'altro non finiva più di parlare, narrando la storia d'un suo nipote che, dovendo fare il volontario, aveva corso il rischio di essere arrestato come disertore, per un imbroglio di carte.

— Una legge diabolica, nessuno ci capisce niente! Dal distretto alla prefettura, dalla prefettura al municipio, dal municipio al reggimento, dal reggimento al consiglio di leva... — e a misura che enumerava i passi fatti, volgeva gli occhi dal deputato a lei e da lei al deputato.

— Anzi, giacchè ho avuto l'alto onore di conoscere l'onorevole — e s'inchinò un poco — potrebbe farmi grazia, di dirmi se al Ministero della guerra...