Egli rispose appena, con un fastidio mal dissimulato; il commendatore riprendeva come nulla fosse. Vi erano dei momenti di silenzio, durante i quali don Gaetano si guardava intorno, scrollando il capo, in aria d'approvazione. Con la tentazione di gridargli: «Andate via!...» ella era costretta a riattaccare il discorso.

— E le sue sorelle, stanno bene?

— Così, come comportano gli animi. Ma il tempo qui è micidiale! Io ero stato a Roma d'inverno, la prima volta nel 1868, quando c'era il potere temporale e bisognava fornirsi nientemeno di passaporto...

A un tratto Arconti si alzò.

Ella gli disse, trattenendolo un poco per la mano:

— Va via?...

— Sì, — rispose, quasi duramente.

Aveva voglia di piangere: egli l'aveva con lei, forse non sarebbe tornato! Come il commendatore se ne andò, corse al tavolino e gli scrisse la sua prima lettera: «Perchè mi avete lasciata così bruscamente? Non avete compreso che io soffrivo più di voi? È stato un contrattempo disgraziato, nel quale io non ho colpa. Se sapeste che male mi avete fatto! Voi dite di amarmi e non vi rassegnate a sopportare le piccole contrarietà che sorgono ad ogni piè sospinto nel mondo!...» Aveva da poco mandata quella lettera, che ne ricevè una di lui. «Una tortura spietata come questa nessuno può imaginarla: esser dinanzi a voi, aver piene le labbra, le mani, tutta la persona del vostro profumo, e non potervi stringere al cuore, non potervi dire le sole parole che voi dobbiate ascoltare!... Vedete che è impossibile durare in questo tormento! Per pietà di me, se non volete farmi commettere una pazzia, lasciate che io vi veda sola, un momento, non fosse che un momento, dove vorrete...»

Allora ella si pentì di avergli scritto quel biglietto. Appena ricevutolo, egli rispose: «Voi mi avete scritto! la vostra mano regale si è posata su questo foglio! Il vostro pensiero arriva fino a me! Incredibile!... Sogno!... Ora e sempre, a costo di tutto, la vostra volontà sarà la mia. Nessuna dolcezza eguaglia quella di obbedirvi. Voi avete sofferto per me! Ed io non ho ancora data la vita, per sentirmi dire queste parole!...»

Le lettere seguivano alle lettere, sempre più infiammate, sempre più supplici, traboccanti di passione devota, di amor mistico. Come un aroma d'incenso se ne sprigionava, avvolgendola tutta. Ella le lasciava cadere, tendendo le braccia, dicendo tra sè: «Sì... sì... prendimi!...» Però, non gli rispondeva che per scongiurarlo di esser calmo, di esser prudente; e incontrandolo, lassù al Pincio, alle supplicazioni di lui rispondeva con altre supplicazioni: