— Abbia pietà di me! Si contenti di questo!... Io non posso darle di più...

Egli l'accusava, freddamente:

— Voi non mi amate!... Voi non mi avete detto ancora che mi amate!... Ve ne siete guardata bene!...

— Oh!...

Allora gli sguardi di lui, umidi e fissi, la penetravano tutta, la costringevano ad abbassar le palpebre. E il martedì, nei momenti che restavano soli, egli la stringeva alla vita, la baciava furiosamente sulle guancie, sulla bocca. Atterrita all'idea di veder comparire qualcuno, ella lo allontanava; allora l'altro si lasciava cadere sopra una poltrona, si prendeva la testa fra le mani, con una disperazione muta.

Per confortarlo, ella si appressava, gli diceva dolcemente:

— Perdonatemi... ma che colpa è la mia? Non sapete a che rischi mi espongo?

— Sì, sì... avete ragione!... Siete voi che dovete perdonarmi...

A sua volta ella si gettava a sedere, e dei lunghi sospiri le sollevavano il seno, intanto che egli si chinava su di lei.

— Voi mi amate?... Ditelo, almeno!... Ch'io lo senta almeno dalle vostra labbra adorate...