Ella chiuse gli occhi, poi gli buttò le braccia al collo. Così, guancia contro guancia, egli le soffiò all'orecchio le parole di fuoco:
— Verrete da me?...
— No!... Mio Dio!... No...
Ma una febbre le accese il sangue, e come egli insisteva, pregando, minacciando, scrivendo lettere su lettere, evitandola più tardi, torturandola con la sua indifferenza, tornando a farsi supplice, ella riconosceva di non poter durare nel rifiuto, di esser costretta a parlamentare. Era dunque fatale passare di lì? Si metteva una mano sugli occhi, s'immergeva in una contemplazione interiore; poi, alzatasi, passeggiava rapidamente da un capo all'altro della stanza, mormorando: «Ma se l'amo!... se l'amo!...»
Egli non le dava tregua, scongiurava:
— Venite!... Ch'io vi veda sola, ch'io vi abbia per me un'ora, un minuto!... Perchè dite di no? Di che avete paura? Non sapete che la vostra volontà è la mia legge?...
Allora ella metteva innanzi altre difficoltà:
— Ma dove volete che venga? A casa vostra? Non pensate alla compromissione?...
— Non a casa mia... — Abbassata la voce, presale una mano, spiegò: — In un'altra casa... che è mia ed è vostra... dove non ci conosce nessuno...
Ella si nascose il viso tra le mani.